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giovedì, 22 maggio 2008

Kathy's Song




I hear the drizzle of the rain
Like a memory it falls
Soft and warm continuing
Tapping on my roof and walls.

And from the shelter of my mind
Through the window of my eyes
I gaze beyond the rain-drenched streets
To England where my heart lies.

My mind's distracted and diffused
My thoughts are many miles away
They lie with you when you're asleep
And kiss you when you start your day.

And as a song I was writing is left undone
I don't know why I spend my time
Writing songs I can't believe
With words that tear and strain to rhyme.

And so you see I have come to doubt
All that I once held as true
I stand alone without beliefs
The only truth I know is you.

And as I watch the drops of rain
Weave their weary paths and die
I know that I am like the rain
There but for the grace of you go I.

(Paul Simon, 1965)
sabato, 06 ottobre 2007

Ode al gatto

Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia. volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l'elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz'orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l'immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,
probabilmente non c'è
enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl'imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

(Pablo Neruda)
blaterato da ilsalta alle ore 14:09 | link | commenti (4)
categorie: poesie, gatti
venerdì, 28 settembre 2007

Due

Quando saremo due,
saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due
come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come i tempi del battito,
i colpi del respiro.

Quando saremo due,
non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.

Quando saremo due,
nessuno sarà uno, uno sarà uguale di nessuno
E l’unità consisterà nel due.

Quando saremo due,
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

(Erri De Luca)
blaterato da ilsalta alle ore 20:19 | link | commenti (2)
categorie: poesie
mercoledì, 12 settembre 2007

Il Libro di Bobo Rondelli a cui ho fatto riferimento ieri è Compagni Di Sangue, edito da Trivillius.
Qui la scheda del libro; Quo la homepage dell'editore e Qua un interessante articolo per farsi un'idea del personaggio Rondelli, dal quale sono arrivato agli altri link.
Fra l'altro, questo è il suo sito personale, che vado ad aggiungere ai link.
Azzu uber alles. :*
blaterato da ilsalta alle ore 11:58 | link | commenti (2)
categorie: musica, poesie, leggende, livorno
lunedì, 27 agosto 2007

La casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi: altro tempo frastorna
la tua memoria: un filo s'addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell'oscurità
Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
rara la luce della petroliera !
Il varco è qui ? ( Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende....)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


(Eugenio Montale, Le Occasioni, 1939)
blaterato da ilsalta alle ore 09:44 | link | commenti (2)
categorie: poesie
venerdì, 17 agosto 2007

Il Cucciolo Alfredo

Tra le case e i palazzi di una strada d'inferno
si vede una stella tanto bella e violenta
che si dovrebbe vergognare.
Televisori e cucine, cosi` uguali,
on i denti di bocca di uno venuto dal centro
in cerca di un dramma da annusare.
Il cucciolo Alfredo, avvilito e appuntito,
con i denti da lupo tradito,
ci pensa un attimo e poi sale,
si tratta di un giovane autobus dall'aspetto sociale
 e il biglietto gratuito
regalo di un'amministrazione niente male.
Nemmeno Natale e` una sera normale
con gli occhi per terra la gente prepara la guerra.

C'e` guerra nei viali del centro,
dove anche il vento e` diverso,
son diversi gli odori per uno che viene da fuori
un grande striscione con uno scudo e una croce
e una stella cometa,
la reclame di una dieta,
pistola alla mano la citta` si prepara
a sommare il danaro,
a una giornata piu` amara.

Alla quarta fermata,
senza nessuna ragione,
scendendo deciso
il cucciolo Alfredo s'inventa un sorriso,
sorride a uno scherzo di donna,
a un amico che alle sette di sera,
dopo piu` di tre anni e` appena uscito di galera.
Il complesso cileno affisso sul muro
promette spettacolo, un colpo sicuro.

La musica andina, che noia mortale,
sono piu` di tre anni che si ripete sempre uguale,
mentre il cucciolo Alfredo canta in modo diverso
la canzone senza note di uno che si e` perso:
canzone diversa ma canzone d'amore,
cantata tra i denti, da cuore a cuore.

Se la sua e` cattiveria io la prendo per mano,
ce ne andremo lontano
Se la sua e` cattiveria io la prendo per mano,
ce ne andremo lontano
Se la sua e` cattiveria io la prendo per mano,
ce ne andremo lontano

(Lucio Dalla, 1977)
blaterato da ilsalta alle ore 18:21 | link | commenti
categorie: poesie, testi

Anidride Solforosa

Sono andata via, perché rimanere sempre a Faenza non è che mi interessasse troppo
Non puoi sempre rifugiarti nella foresta e sulla spiaggia del mare:
l'ombra si scioglie e ti fa disperare.
Ero una ragazza un po' nervosa ma intelligente, però di calcio non capivo niente.
Per questo non mi sono sposata, vah.
Ma io guardavo il mondo, piangendo perché ero contenta,
perché ero contenta, perché ero contenta.

Ieri la città si vedeva a malapena;
Oggi la città si vede tutta intera.
Ieri il mare si scuoteva da fare pena;
Oggi il mare ha la barba tutta nera.
Gli elaboratori hanno per sorte
Di aiutare l'uomo a vincere la morte.
Infatti se il vento dell'inquinamento
tende a salire, l'aiutano a morire.
E aiutano anche l'amministrazione,
e il patrimonio forestale in distruzione.

Verrò, verrò: è fuori discussione, perché qualcosa deve pur accadere.
In giro c'è molta rivoluzione; tu sbagli sempre tutto, e soprattutto non mi dai attenzione.
Non vedi tu, non vedi come il mondo sembra brutto,
però posso incontrarti, posso vederti, posso rivederti in un giorno della settimana,
anche se abiti in una città lontana?
L'uomo, l'uomo si serve degli elaboratori, per migliorare il mondo in cui si vive!
Percentuali di particelle solide presenti nellatmosfera.
Tutti i dati raccolti sono trasmessi all'elaboratore.

Sapremo quante volte fare l'amore,
o quante volte i fiumi, in Italia, traboccano.
Ma i cittadini di Philadelphia
vivono sotto un cielo pulito.
Io ti segno a dito;
tu segna pure me: sono felice.

(Lucio Dalla e Roberto Roversi, 1975)
blaterato da ilsalta alle ore 17:59 | link | commenti
categorie: poesie, testi
lunedì, 02 aprile 2007

Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.

(Trilussa, 1944)
blaterato da ilsalta alle ore 19:18 | link | commenti (1)
categorie: poesie
lunedì, 29 gennaio 2007

Sai, la gente è stronza/
prima si ama e poi s'arronza
blaterato da ilsalta alle ore 17:48 | link | commenti (3)
categorie: poesie, testi
domenica, 14 gennaio 2007

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano

non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina

gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri

Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani
 sul far del mattino –

e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni

-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –

a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare

-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi

voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante...

mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta

(Fabrizio De André, 1990)

approfondimenti qui
blaterato da ilsalta alle ore 23:48 | link | commenti (2)
categorie: poesie, testi, società, raccapriccio