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venerdì, 13 marzo 2009



Crimson flames tied through my ears
Rollin' high and mighty traps
Pounced with fire on flaming roads
Using ideas as my maps
"We'll meet on edges, soon," said I
Proud 'neath heated brow.
Ah, but I was so much older then,
'm younger than that now.

Half-wracked prejudice leaped forth
"Rip down all hate," I screamed
Lies that life is black and white
Spoke from my skull. I dreamed
Romantic facts of musketeers
Foundationed deep, somehow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

Girls' faces formed the forward path
From phony jealousy
To memorizing politics
Of ancient history
Flung down by corpse evangelists
Unthought of, though, somehow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

A self-ordained professor's tongue
Too serious to fool
Spouted out that liberty
Is just equality in school
"Equality," I spoke the word
As if a wedding vow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

In a soldier's stance, I aimed my hand
At the mongrel dogs who teach
Fearing not that I'd become my enemy
In the instant that I preach
My pathway led by confusion boats
Mutiny from stern to bow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

Yes, my guard stood hard when abstract threats
Too noble to neglect
Deceived me into thinking
I had something to protect
Good and bad, I define these terms
Quite clear, no doubt, somehow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

-----

Le Mie Pagine Passate

Fiamme cremisi attraverso le mie orecchie
Che srotolavano trappole alte e possenti.
Piombavano bruciando su strade fiammeggianti
usando le idee come mie mappe
"Ci incontreremo sulla sponda, presto," dicevo
fiero sotto il ciglio ardente.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

Pregiudizi a metà distrutti balzavano fuori
"Strappate tutto l'odio," gridavo,
bugie che la vita è bianca e nera
parlavano dal mio teschio. Sognavo
romantiche gesta di moschettieri
con radici profonde, in qualche modo.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

Visi di ragazze tracciavano le strade da seguire
lontano da false gelosie
apprendendo le politiche
della storia passata
impartite da evangelisti cadavere
non pensate nonostante tutto.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

La lingua di un sedicente professore
troppo serio per ingannare
sentenziò che la libertà
è solo l'uguaglianza nelle scuole
"Uguaglianza," io pronunciai la parola
come fosse un voto matrimoniale.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

In posa militare, puntavo la mano
verso quei cani bastardi che insegnavano
senza preoccuparmi del fatto che sarei diventato il mio nemico
nel momento stesso in cui avrei cominciato a pontificare
La mia esistenza guidata da battelli in confusione
ammutinati da poppa a prua.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

Sì, restavo in guardia quando minacce astratte
troppo nobili per essere ignorate
mi ingannarono portandomi a pensare
che avevo qualcosa da proteggere
Bene e male, io definivo questi termini
in maniera chiara, senza dubbi, in qualche modo.
Ah, ma ero molto più vecchio allora,
sono molto più giovane adesso.

(Bob Dylan, 1964)
blaterato da ilsalta alle ore 11:57 | link | commenti (1)
categorie: musica, leggende
mercoledì, 17 settembre 2008

R.I.P. - 2

Richard Wright, 1943 - 2008

Magro, asciutto, sempre defilato per lasciar parlare le sue magiche tastiere. Lo ricordiamo così Richard Wright, organista dei Pink Floyd che se n’è andato a 65 anni «dopo una breve lotta contro il cancro», come recita uno scarno dispaccio d’agenzia. Wright era uno dei fondatori della band; con Nick Mason era uno dei due studenti di architettura londinesi che, unendosi ai liceali di Cambridge Syd Barret e David Gilmour, con il collante di Roger Waters diede vita alla straordinaria band. Wright era un Pink Flyd nell’anima, e non è mai mancato a nessuna reincarnazione del gruppo segnandone l’intera storia: dalle prime esibizioni psichedeliche all’Ufo di Londra al magma sonoro dell’album di debutto The Piper at the Gates of Dawn. Nella loro opera più ambiziosa, il doppio Ummagumma, Wright dà i primi tocchi classico-sinfonici con l’imponente Sysyphus in quattro movimenti; sa però mettersi al servizio del gruppo, sacrificandosi a lirici sottofondo d’atmosfera in album di successo universale come The Dark Side of the Moon e The Wall, passando con disinvoltura dal narcisismo elettronico ai suoni acustici del pianoforte e dell’harmonium. Fedelissimo di David Gilmour, lo ha accompagnato nel suo ultimo tour solista, e li abbiamo visti insieme due anni fa agli Arcimboldi di Milano eseguire, con la classe e l’espressionismo pompieristico dei tempi migliori, i nuovi brani di Gilmour e classici dei Pink Floyd come Money e Another Brick In the Wall.

(da ilgiornale.it)

blaterato da ilsalta alle ore 01:09 | link | commenti
categorie: musica, eventi, memoria, media, leggende, wikipedia, notiziacce, cybersocietà
venerdì, 11 aprile 2008

Ancora gli Area (...)


Demetrio Stratos e Patrizio Fariselli, Milano 1976


Nel '73 sia Demetrio che io avevamo pubblicato un singolo per la Numero Uno, la casa discografica di Battisti.
Fu lui a portarmi poi alla Cramps e perciò gli devo un po' di quello che sono oggi. Era un uomo eccezionale, di un'enorme sensualità che si rifletteva nel suo canto come nella vira di tutti i giorni. Pensava, diceva e faceva cose di una radicalità, durezza e rigore assoluti e allo stesso tempo collezionava bambole. Aveva qualcosa che faceva impazzire le donne ed era un animale da palcoscenico come pochi altri.
Per un certo periodo, alla fine degli anni Settanta, gli Area sono stari la migliore band d'Europa. Lo loro grandezza si poteva apprezzare a fondo solo dal vivo: non suonavano mai lo stesso concerto due volte, c'era sempre un'altra strada da esplorare, un nuovo limite da superare.
(Eugenio Finardi)


Ho rivisto questa foto solo dopo tanti anni, riordinando il materiale per questo libro. Immediatamente ho riassaporato il gusto della provocazione e l'entusiasmo travolgente di Demetrio e Patrizio nei travestimenti "diforisti" (bel tipo di walk-man, quello di Fariselli, per non dire della mise da vecchio indio di Demetrio) e nell'atmosfera surreale dell'immagine. Così per la loro musica iconoclasta, unica nel suo genere.
"A volte è meglio mettere da parte la falce e tirare fuori il martello", diceva Demetrio quindici anni fa. Non molto è cambiato, purtroppo.

Guido Harari, Fotografie In Musica, Rusconi 1991
blaterato da ilsalta alle ore 01:38 | link | commenti
categorie: musica, memoria, leggende, nonsibuttavianulla
venerdì, 04 aprile 2008

Documentario su Frank Zappa

E sia benedetto Youtube


Ein Leben als Extravaganza - Das Genie Frank Zappa.
Written & Directed by Rudi Dolezal & Hannes Rossacher (DoRo, 1993).
ZDF, Germany

parte 1
parte 2
parte 3
parte 4
parte 5
parte 6
venerdì, 07 marzo 2008

Gemelli diversi

Paul Simon e suo fratello Eddie nel 1968

blaterato da ilsalta alle ore 08:19 | link | commenti
categorie: musica, memoria, leggende, chitarristi
domenica, 27 gennaio 2008

27 gennaio 1967

blaterato da ilsalta alle ore 22:15 | link | commenti
categorie: musica, eventi, memoria, leggende, notiziacce
domenica, 23 settembre 2007

Cose VERAMENTE belle

Nella mia infinita ignoranza, a volte ho pensato "peccato che S.R. Vaughan e Jeff Healey non abbiano mai potuto duettare..."
E invece, guardampo': sbagliavo.

blaterato da ilsalta alle ore 13:03 | link | commenti
categorie: musica, eventi, memoria, leggende, chitarristi
mercoledì, 12 settembre 2007

Il Libro di Bobo Rondelli a cui ho fatto riferimento ieri è Compagni Di Sangue, edito da Trivillius.
Qui la scheda del libro; Quo la homepage dell'editore e Qua un interessante articolo per farsi un'idea del personaggio Rondelli, dal quale sono arrivato agli altri link.
Fra l'altro, questo è il suo sito personale, che vado ad aggiungere ai link.
Azzu uber alles. :*
blaterato da ilsalta alle ore 11:58 | link | commenti (2)
categorie: musica, poesie, leggende, livorno
lunedì, 10 settembre 2007

Una canzone.

The Sun Is Burning, di Ian Campbell

Non mentirò dicendo di conoscere il sig. Campbell, e di poterne parlare. Ma del brano sì, che ne posso parlare. Lo conosco nella versione di Simon & Garfunkel, contenuta nel loro album d'esordio, Wednesday Morning, 3 a.m.
Saranno vent'anni che ho ascoltato per la prima volta questo album. godendone, per la essenziale pulizia dei suoni acustici e il perfetto affiatamento delle due voci. All'epoca della sua realizzazione, la "svolta" elettrica di Dylan, e il suono "jingle jangle" delle Rickenbacker dei Byrds erano a un passo dall'arrivare. Simon & Garfunkel, nell'ottobre 1964, si stavano ancora attardando nei territori del folk acustico, e ci avrebbe pensato il produttore Tom Wilson, pochi mesi dopo, a elettrificare la base di The Sound Of Silence, facendole fare il botto in classifica.
Questo album è sorprendente per diversi motivi. Per il perfetto affiatamento vocale del duo (godetevi la preistorica stereofonia con cui è stato realizzato: le due voci sono drasticamente separate sui 2 canali, se voleste imparare per bene i controcanti), e per l'intensità con cui i musicisti riescono a intessere atmosfere ricche e varie con pochi strumenti acustici (chitarre, contrabbasso, una spruzzata di banjo).
Ho amato molto questo disco, imparandone gli accordi e i testi, ma - come capita a volte ai ragazzini - trascurandone qualcuno. Di The Sun Is Burning mi piaceva l'andamento morbido, l'atmosfera sonnolenta, placidamente cadenzata. Immaginavo raccontasse momenti pigramente bucolici, languidi, un po' a cavallo fra un Meriggiare Pallido E Assorto di Montale e un Giorno D'Estate di Guccini.
Con mia somma sorpresa, qualche anno fa mi sono imbattuto nel testo.
C'è sì il sole pigro che tramonta, ci sono sì i bambini che sanno che è ora di smettere di giocare e rincasare, ci sono anche i fidanzatini nel parco che aspettano che il sole scompaia all'orizzonte per amoreggiare approfittando del buio.
Ma,  di colpo - e sottolineato da un improvvisa impennata nel volume delle voci cantanti: bum! il sole ha toccato l'orizzonte.
Ammantata in una letale nuvola a forma di fungo, arriva la morte con un lampo accecante, e tutto quel che lascia sono "relitti umani contorti e ciechi che si trascinano gridando di dolore".
Un contrasto impensabile con quello che la canzone sembrava preparare.
Un piccolo gioiello.
Qui trovate il testo, con la traduzione di Riccardo Venturi.
blaterato da ilsalta alle ore 12:25 | link | commenti
categorie: musica, recensioni, memoria, leggende, nonsibuttavianulla
domenica, 09 settembre 2007

Romano romano... De Poggio Bbustone.

il 9 settembre 1998, 9 anni fa, è morto Lucio Battisti.
Io sono uno di quelli che, in non pochi casi, tendono ad avere, musicalmente parlando, un po' di "puzzetta" sotto il naso. E ci sono molti musicisti seri e preparati che lo snobbano, se va bene, o addirittura lo detestano.
Però, beh... quanti di noi avrebbero iniziato a manomettere una chitarrina, a martoriarne la tastiera, a strapazzarne il diapason, se non avessero avuto l'"input" di La Canzone Del Sole? Quanti non hanno mai avuto un brivido sentendo l'apertura melodica del ritornello di La Luce Dell'Est, o di Io vorrei... Non Vorrei... Ma Se vuoi...?
Battisti ha rappresentato, e non sta a me giudicare se sia una cosa buona o no, il primo, ingenuo e rudimentale, gradino per una (spicciola) educazione musicale di molti italiani.
Le progressioni discendenti dei bassi in armonie come quelle di Non e' Francesca.
L'ingenua trasposizione maccheronica del "mood" del blues in un brano cone Il Tempo di Morire.
Un bagaglio di ricordi teneri, ingenui.
Niente di trascendentale, ma io sono contento che ci sia stato, e gli sono grato per alcune emozioni che mi ha regalato.
blaterato da ilsalta alle ore 20:17 | link | commenti
categorie: musica, memoria, leggende, società, nonsibuttavianulla