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giovedì, 18 settembre 2008



In panciolle me ne sto
Visiono un film magnifico
Quello dove c’è la ragazzina posseduta dal demonio
Con il prete che alla fine va giù
La sua mamma è preoccupata
Perché dice parolacce e manda tutti a fancù
Poi c’è quella scena che il prete si avvicina
E lei gli spara del vomito verde che aveva nel

Gargaroz

Hai sentito la novità?
Lo Squalo bianco si estinguerà
Si però lo squalo, quello di Spielberg
Mi ha rovinato il piacere del bagno in mare
Eh per forza, mangiava motoscafi, barche,
Pontili e bomboloni del gas
E con questa dieta, ricca di legname
Prima o poi ti si incastra qualcosa nel

Gargaroz

Mi ritorna in mente quando alla tv c’era Belfagor
Che paura! Si aggirava col mantello per le sale del Louvre
Chissà poi perché tanta paura…
Che io sappia non è mai morto nessuno
Boh? Comunque quell’anno mi han tolto le tonsille dal

Gargaroz
Così piccolo, così fragile
Mentre la tua mamma ti portava in ospedale
Ti diceva sorridendo
“Lì c’è un dottore, sai , simpaticissimo”
Si, però alla fine m’ha narcotizzato
E le tonsille s’è fregato

Pensa che tutto sommato
le tonsille sono un filtro anti-particolato, omologato
che protegge tutto l’apparato (non me l’hanno detto mai)
maledetta chirurgia (maledetta!)
che asportavi le tonsille
ai bambini preoccupati
con il vecchio trucco del gelato al limone

Placche in gola, mal di gola
Bruciore di gola che non passa mai
Colpa delle polveri sottili, o colpa di un colpo d’aria.
Provo propoli, sciroppo propoli, pasticche
Provo provo provo propoli spray
Ma nemmeno la potenza delle api può far
Nulla nulla nulla di nulla

Gargaroz
Giù nel gargaroz sento il diavoloz
Datemi un rimedio per le mie tonsille rosse
Caramelle p’ ‘a tosse
Quali tonsille poi,
Quelle che non ho più
Me le han tolte che ero ancora piccolino
E son finite nel cestino
Forse alimentano un traffico di organi
Vai su google e digita “tonsille tolte”
Che io cerco su e-Bay
Ora accendo il Mac, navigo un po’ sul web
Ho scoperto un sito di tonsille asportate
Con il trucco del gelato

Oh-oh-internet, dannata internet
Col motore di ricerca puoi arrivare dappertutto
Anche dove non volevi
W-w-w-w-w dannato www
Se sapevo prima che facevi questi danni
Non nascevo proprio adesso

Gelato, gelato, gelato, come anestetico sei negato.

(Elio E Le Storie Tese, 2008)
blaterato da ilsalta alle ore 16:36 | link | commenti (2)
categorie: musica, testi, media, elio e le storie tese, cybersocietà
mercoledì, 17 settembre 2008

R.I.P. - 2

Richard Wright, 1943 - 2008

Magro, asciutto, sempre defilato per lasciar parlare le sue magiche tastiere. Lo ricordiamo così Richard Wright, organista dei Pink Floyd che se n’è andato a 65 anni «dopo una breve lotta contro il cancro», come recita uno scarno dispaccio d’agenzia. Wright era uno dei fondatori della band; con Nick Mason era uno dei due studenti di architettura londinesi che, unendosi ai liceali di Cambridge Syd Barret e David Gilmour, con il collante di Roger Waters diede vita alla straordinaria band. Wright era un Pink Flyd nell’anima, e non è mai mancato a nessuna reincarnazione del gruppo segnandone l’intera storia: dalle prime esibizioni psichedeliche all’Ufo di Londra al magma sonoro dell’album di debutto The Piper at the Gates of Dawn. Nella loro opera più ambiziosa, il doppio Ummagumma, Wright dà i primi tocchi classico-sinfonici con l’imponente Sysyphus in quattro movimenti; sa però mettersi al servizio del gruppo, sacrificandosi a lirici sottofondo d’atmosfera in album di successo universale come The Dark Side of the Moon e The Wall, passando con disinvoltura dal narcisismo elettronico ai suoni acustici del pianoforte e dell’harmonium. Fedelissimo di David Gilmour, lo ha accompagnato nel suo ultimo tour solista, e li abbiamo visti insieme due anni fa agli Arcimboldi di Milano eseguire, con la classe e l’espressionismo pompieristico dei tempi migliori, i nuovi brani di Gilmour e classici dei Pink Floyd come Money e Another Brick In the Wall.

(da ilgiornale.it)

blaterato da ilsalta alle ore 01:09 | link | commenti
categorie: musica, eventi, memoria, media, leggende, wikipedia, notiziacce, cybersocietà
martedì, 16 settembre 2008

R.I.P.

Stefano Rosso, 1948 - 2008

Stefano Rosso, appartenente alla cosiddetta Scuola romana dei cantautori, è morto a Roma. Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 7 dicembre. Rosso ha raggiunto la notorietà grazie alla canzone "Una storia disonesta", di cui si ricorda la scandalosa frase "Che bello, due amici, una chitarra e uno spinello". I funerali si terranno domani alle ore 10 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere.

Aveva debuttato nel 1969, in coppia col fratello nel duo Romolo e Remo, con la canzone 'Io vagabondo'. Partecipo' al Festival di Sanremo nel 1980 con 'L'italiano'. Da ricordare, tra le sue canzoni impegnate, anche 'Odio chi' e 'Bologna '77', dedicata a Giorgiana Masi, ragazza uccisa a Roma durante una manifestazione. Nato a Roma nel 1948, Stefano Rosso, pseudonimo di Stefano Rossi, si è caratterizzato per i testi ironici, dissacranti e spesso autobiografici e musiche che conciliano la canzone popolare romanesca con il country e il folk americano, spesso con arpeggi in finger picking molto elaborati e mai banali.  [...]

(da TGcom)
martedì, 10 giugno 2008

Prove tecniche di fascismo



(Grazie a Cym per la segnalazione)
sabato, 24 maggio 2008

E il tumulto del cielo ha sbagliato momento.



Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é
amiala cum'â l'aria ch'â l'è lê ch'â l'è lê
amiala cum'â l'aria amìa amia cum'â l'è
amiala ch'â l'arìa amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê

Guardala che arriva guarda com'è com'è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com'è
guardala che arriva che è lei che è lei

nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte

nu l'è l'aegua ch'à fá baggiá
imbaggiâ imbaggiâ

Non è l'acqua che fa sbadigliare
(ma) chiudere porte e finestre chiudere porte e finestre

nera di malasorte che ammazza e passa oltre
nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c'è luna luna
nera di falde amare che passano le bare

âtru da stramûâ
â nu n'á â nu n'á

Altro da traslocare
non ne ha non ne ha

ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
ché è venuta per me
è arrivata da un'ora
e l'amore ha l'amore come solo argomento

e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte

nu l'è l'aaegua de 'na rammâ
'n calabà 'n calabà

Non è l'acqua di un colpo di pioggia
(ma) un gran casino un gran casino

ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
quando ingorga gli anfratti si ritira e risale
e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda

amiala cum'â l'aria amìa cum'â l'è cum'â l'è
amiala cum'â l'aria amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê

Guardala come arriva guarda com'è com'è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei

acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
acqua per fotografie per cercare i complici da maledire
acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti

âtru da camallâ
â nu n'à â nu n'à

Altro da mettersi in spalla
non ne ha non ne ha

oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi

ha avuto in un giorno la certezza di aversi
acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
bassa sfila tra la gente come un innocente che non c'entra niente
fredda come un dolore Dolcenera senza cuore

atru de rebellâ
â nu n'à â nu n'à

Altro da trascinare
non ne ha non ne ha

e la moglie di Anselmo sente l'acqua che scende
dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza

così fu quell'amore dal mancato finale
così splendido e vero da potervi ingannare

Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é
amiala cum'â l'aria ch'â l'è lê ch'â l'è lê
amiala cum'â l'aria amìa amia cum'â l'è
amiala ch'â l'arìa amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê

Guardala che arriva guarda com'è com'è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com'è
guardala che arriva che è lei che è lei



giovedì, 22 maggio 2008

Kathy's Song




I hear the drizzle of the rain
Like a memory it falls
Soft and warm continuing
Tapping on my roof and walls.

And from the shelter of my mind
Through the window of my eyes
I gaze beyond the rain-drenched streets
To England where my heart lies.

My mind's distracted and diffused
My thoughts are many miles away
They lie with you when you're asleep
And kiss you when you start your day.

And as a song I was writing is left undone
I don't know why I spend my time
Writing songs I can't believe
With words that tear and strain to rhyme.

And so you see I have come to doubt
All that I once held as true
I stand alone without beliefs
The only truth I know is you.

And as I watch the drops of rain
Weave their weary paths and die
I know that I am like the rain
There but for the grace of you go I.

(Paul Simon, 1965)
mercoledì, 21 maggio 2008

Aymar scrive:
cmq poi voleva sapere cosa le farei se ci incontrassimo

simonetta scrive:
azzu..insegnagli per bene mi raccomando

azzurra scrive:
io???
azzurra scrive:
l'sms più erotico che ho ricevuto in questi giorni
azzurra scrive:
era di robi:
azzurra scrive:
compra badile
azzurra scrive:
....
blaterato da ilsalta alle ore 11:27 | link | commenti (1)
categorie: deliri, amici, memoria, nonsibuttavianulla, cybersocietà
venerdì, 02 maggio 2008

Parodia di "300"

http://www.megavideo.com/?v=LV993FW7

Cliccare due volte sul tasto PLAY
(attenzione: dura 80 minuti)
sabato, 26 aprile 2008

La filosofia dei piccoli passi (dialogo vero)

[...] E' solo che mi e' presa cosi , mi rendo conto di aver pagato tanti prezzi in questa vita e poi per cosa?

Non lo so per cosa...
Ma ti faccio un'altra domanda: conti di pagarli ancora?
... Autotassandoti?


No, direi che mi son fatta carico anche di troppe cose, compreso ciò che non mi apparteneva...  e sono stanca.


Bene. e cosa conti di fare?


Stasera o domattina vado a comperare i gerani.
blaterato da ilsalta alle ore 15:48 | link | commenti (5)
categorie: sogni, amici, ansia, soliloqui, nonsibuttavianulla, cybersocietà
venerdì, 25 aprile 2008

E' sciocco no?
Continuare a rimbalzare da un'illusione all'altra, come a cercare disperatamente negli altri conferme di quello che vorresti sentirti dire che sei.
Cominciare ad accettarlo e basta, voglio dire.
Che poi...basta, con questa storia, in fondo in fondo il sospetto di come stiano le cose ce l'hai, ce l'hai sempre avuto.
Non hai le idee chiare non perché non hai una direzione, un pensiero, ma perché vedi mille traiettorie possibili alle cose, mille interpretazioni, mille sfumature, e non hai la presunzione di avere le soluzioni in tasca.
Lascoale agli altri, le cose apodittiche.
Regala i tuoi spiccioli di sincerità e di empatia, e chi non li sa cogliere, che si fotta.
Io non perdo nulla, a donarmi.
Io sono integro.

"... ma non ho creato dolore."



PS: come mai tendo sempre più spesso a scrivere post che sembrano le brutte copie di quelli di MV?  o_O