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mercoledì, 30 gennaio 2008

6 miliardi di altri

Un sito bellissimo, con testimonianze filmate di gente da tutto il mondo che parla di sé e dei temi fondamentali della vita. Meraviglioso.

6 Miliardi Di Altri.
blaterato da ilsalta alle ore 01:51 | link | commenti
categorie: sogni, memoria, media, pianeta, società, cybersocietà
domenica, 27 gennaio 2008

27 gennaio 1967

blaterato da ilsalta alle ore 22:15 | link | commenti
categorie: musica, eventi, memoria, leggende, notiziacce

Pareidolia

Tagliava, l'inquadratura dall'alto
e assottigliava la linea dei due occhi.
E il riverbero di muri colorati
virava la figura al blu.

Mi ingannai di scorgervi mistero
e diabolica determinazione d'angelo
come farfalle e draghi nelle nubi.
blaterato da ilsalta alle ore 15:32 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 26 gennaio 2008

C'è Tempo




 Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

(Ivano Fossati, 2003)
blaterato da ilsalta alle ore 09:20 | link | commenti (1)
categorie: musica, testi, memoria, nonsibuttavianulla

Un libro sulla Shoah? IO?!?

L'eccellente Lisa Paniscus, evidentemente sotto l'effetto di qualche sostanza psicotropa particolarmente potente, mi scambia per una persona acculturata e mi rimpalla una "catena" blogghica: parlare di un libro sulla Shoah, per una sorta di "biblioteca della memoria".
Ero naturalmente scampato alla catena dei "thinking blogger", e la cosa ha un ché di tautologico. Anzi, assieme a un altro comblogger di merende che immagino preferisca restare anonimo, ci eravamo moderatamente vantati della nostra esclusione, noi che ci sollazziamo con robe tipo le caccole, le unghie incarnite, il vomito del gatto o la fiatella del giornalaio.
Pensavamo per l'appunto di fondare una sorta di gilda dei "cazzegging bloggers", con regolare banner riportante l'effigie di un piccolo fallo stilizzato, ma non avendo il sottoscritto ancora reinstallato photoshop, l'opera è ferma in cantiere.

In ogni caso... che dire.
Non ho una grande cultura, non ero - neanche quando potevo permettermelo - un "hard reader", veleggiavo placido su quei 15-20 libri all'anno, spesso romanzi, spesso libri musicali.
Scolasticamente ho avuto però una forte formazione laica e progressista, grazie a delle perle di insegnanti. I valori della tolleranza, della non violenza, dell'antimilitarismo erano molto presenti ed erano un punto fermo dell'educazione dei ragazzi.
Tantissimi piccoli elementi hanno impregnato la mia gioventù, più che una cultura nozionistica.
Il professore di ginnastica che in gita sul pulmann ci suonava "Auschwitz" raccontandoci dei campi di sterminio, le professoresse di lettere che insistevano con particolare zelo su "La guerra che verrà" di Brecht o sulle poesie di guerra di Saba... Fra le varie cose di quegli anni lontani sono sicuro che ci sia stato anche "Olocausto", ma è un ricordo davvero troppo remoto.

Per cui mi vedo costretto a parlare di un romanzo tutto sommato un po' "laterale", nel senso che non è una pietra d'angolo, un'opera definitiva e totale, non un saggio, non un tomo ponderoso di storia.

Ho letto un bel po' di anni fa L'Amico Ritrovato di Fred Uhlmann, e ne conservo un ricordo non dettagliato, ma intenso.
C'è l'ombra delle persecuzioni sugli ebrei, e se ne intravedono varie avvisaglie e ripercussioni, ma il tutto è filtrato dalla storia del rapporto di amicizia fra i due ragazzi. Al di là e a margine delle grandi ideologie, dei concetti universali e dell'incipiente sciagura su scala mondiale, le vicende del protagonista e dell'amico "impossibile" ci ricordano che le grandi cause, i grandi sommovimenti che investono le masse, le moltitudini, vanno a incidere sull'esistenza di individui.
Anche semplici, anche umanissimi o acerbi e incapaci di restituire un senso alla realtà, come possono essere due ragazzi nel loro struggente e epocale rapporto di amicizia adolescenziale.

Passerei la palla a gente che di libri ne sa:

... Boia che fatica, 'un me le fate fa' più questa cose che parte l'aneurisma.
blaterato da ilsalta alle ore 05:48 | link | commenti (5)
categorie:
venerdì, 25 gennaio 2008

Si resta, magari a lungo, magari fino a tarda notte, a dire battute stupide, lazzi e volgarità. E a fare dei piccoli "a parte" gentili ed empatici. E sì, siamo tutti davvero come delle piccole formiche in marcia, che si comportano tutte nello stesso modo. Granelli di insignificanza in un mare confuso, persone bisognose di un affetto non trovato, o perduto, oppure malriposto, riunite col tacito, inespresso patto di sostenersi a vicenda. For what it's worth, per quel che vale.
Senza pretese di dare o ricevere l'impossibile, ma con la semplicità di dire "Anche oggi siamo qui. Non perdiamoci di vista. Diamoci quel che siamo in grado di dare, ma non tradiamoci per così poco".
E a queste persone devo tanto.
Quel poco, strano a dirsi, è tanto.
E sono proprio felice di averle conosciute.
blaterato da ilsalta alle ore 05:46 | link | commenti (3)
categorie: amici, memoria, società, nonsibuttavianulla, cybersocietà
mercoledì, 23 gennaio 2008

Ok, sono andato da chinaski a farmi un conguaglio di ghigni arretrati.
E fra le varie chicche, in questo post ho trovato questa:

A un certo punto uno dei due comincia a snocciolare fatturazioni per impressionarmi, ma io sorrido tra me e me perché gli vedo le cascate di numerini verdi.

...Penso veramente che a quel tizio andrebbe dedicata una statua nella piazza principale di ogni cazzo di città italiana 
blaterato da ilsalta alle ore 04:13 | link | commenti (1)
categorie:

MV torna saltuariamente su uno dei suoi (e miei) temi preferiti: gli stupidi.
La ripetitività è una delle caratteristiche di noi persone povere di spirito e con poche idee, che volete farci. Fra l'altro non ho ancora letto il post di chinaski che parla degli stupidi, per cui non mi posso avvalere dei frutti di tanto genio.

Affronteremo oggi uno dei grandi cavalli di battaglia degli stupidi, un vero evergreen: il riferirsi alla presunta polemicità altrui.
"Sei polemico", o una delle sue numerose varianti ("Basta con le polemiche", etc.) è il passepartout perfetto degli stupidi. Possono rinchiudersi nel peggiore dei modi nello sgabuzzino dialettico in cui da soli si sono ficcati, ma con quello ne usciranno sempre freschi e leggeri come un fiorellino.
Lo stupido non vuole mica capire, conoscere le ragioni altrui, indagare, ampliare il proprio punto di vista: vuole avere ragione. Presto, bene, con poca fatica. E senza pulire il water, suppongo.
La prima cosa che passa per la testa, la si dice senza esitare (il tempo, ci hanno insegnato, è denaro). Dopodiché, la prima risposta è quella che conta. Non ci si deve correggere, non si può ammettere "Aherm, mi sa che ho detto una fesseria".
Non importa mica la verità,  la comprensione: bisogna vincere. Anzi, nemmeno. Come diceva Bergonzoni, bisogna ritirare il premio.
Per cui, dopo la prima cazzata che è esondata accidentalmente dal cavo orale, in modo semivolontario, per arco riflesso, si procede giù a testa bassa, ostinati.
Ma per poco, eh? Alla seconda-terza contraddizione, non appena si scorge che le obiezioni che ci vengono mosse sono sensate, scatta la mossa salvavita: TU SEI POLEMICO.
Potrebbero brevettarlo, il TUSEIPOLEMICO_Salvastupidi® Beghelli.
Eh, a quel punto lo stupido è stanco, cosa volete? Si sta tediando, stiamo minando la sua serenità, stiamo attentando al suo benessere psicofisico.
E' del tutto ininfluente se la discussione l'ha introdotta LUI, è assolutamente marginale se ha buttato là con malagrazia delle grossolanerie ingenue, approssimative, spesso offensive per l'interlocutore. Adesso lui è stanco, e sei voi vi fate dire "sei polemico", avete perso la gara. Eh cari miei.

Sì, lo so, sembra un gioco di specchi: ma come si fa a sapere che un discorso non sia veramente una polemica sterile?

Che allora uno ci pensa eh? Si interroga sulle proprie ragioni e sul metodo.
Si fa venire il dubbio se la propria prudenza, la propria accuratezza tassonomica nel non fare mai, dialetticamente, il passo più lungo della gamba sia solo sintomo di ottusità e pedanteria.
Se quelli smart, quelli dritti alla meta, non vedano veramente subito tutto chiaro e in modo sintetico, risolutivo.
E allora si indaga un po'.
E si scopre che dietro a quella snellezza, a quella leggerezza assolutamente non polemica (dio non voglia!), c'è il vuoto spinto.
Che chi si stanca subitissimo delle polemiche è ancora fermo a una visione del mondo che tu polemico hai abbandonato grossomodo quando hai imparato le divisioni a due cifre.
E fateci caso; quelli che vi accusano di essere polemici, per riferirvi una stronzatella di nessun conto ci impiegano mezz'ora
Polemica, nel vocabolario degli stupidi, è una categoria metafisica che comprende "tutto quello che non mi va e/o che non capisco".

Spero di essere stato abbastanza polemico.
blaterato da ilsalta alle ore 03:20 | link | commenti (4)
categorie: fuffa, deliri, ansia, soliloqui, raccapriccio, puttanate invereconde
giovedì, 17 gennaio 2008

blaterato da ilsalta alle ore 22:37 | link | commenti
categorie:
martedì, 15 gennaio 2008

Il Papa ha deciso di non andare alla Sapienza, e io ne sono contento.
Però poi mi rendo conto che questo fatto verrà strumentalizzato dai soliti baciapile. Inaccettabile intolleranza, la chiamano.
L'intolleranza di definire, civilmente,  incongruo un intervento.
La tolleranza dei cattolici, e dei siniostrorsi che leccano loro il culo (ormai lo stato laico è una barzelletta), invece, è quella di tollerare chi china il capo e si prostra agli interventi della chiesa, e dei suoi rappresentanti, in ogni ambito e in ogni aspetto della vita civile.
La democrazia di fare sempre come vuole la chiesa, senza mai un contrasto.
Eh beh.
L'inaccettabile intolleranza... che schifo.
blaterato da ilsalta alle ore 20:15 | link | commenti (2)
categorie: politica, eventi, deliri, memoria, censura, società, ansia, raccapriccio, notiziacce