Mi sento un po' a disagio ad accostare il lieto evento del salvataggio di Martina, di cui al post precedente, a una ricorrenza così triste... ma ci sono cose che vanno fatte. E soprattutto ricordate.
Due anni fa, il 25 settembre 2005,
Federico Aldrovandi, un diciottenne per bene, pulito e incensurato di Ferrara, venne fermato, mentre rincasava
passeggiando, da quattro agenti di polizia che lo
massacrarono di botte* fino ad ucciderlo.
*
Attenzione: immagine esplicita
I genitori,
Lino e Patrizia, hanno dovuto combattere contro omertà, depistaggi, falsificazioni documentali, ostracismi a vari livelli degli apparati burocratici. L'apertura del blog intitolato alla memoria del figlio, nel gennaio 2006, è stata l'innesco di un passaparola che pian piano, a partire dalla comunità internettiana, ha sollevato clamore sul caso fino alla celebre interrogazione parlamentare con protagonista l'ex-ministro Giovanardi.
Si parla (quasi sempre a vanvera, secondo me) di cosiddetti
eroismi di fronte alla morte di soldati, o di mercenari, che hanno fatto della guerra la propria vita. Anche quando si tenta di mascherare questa realtà dietro una cortina di artifici dialettici quali "polizia internazionale" o "missioni umanitarie".
Ecco, piuttosto che sapere "come muore un italiano", che ha
scelto, in ultima analisi, di correre certi rischi, e di abbracciare un certo
modus vivendi, io ritengo molto più importante l'esempio dei coniugi Aldrovandi.
La
veramente eroica,
titanica compostezza della signora Patrizia, che abbiamo avuto occasione di vedere e sentir parlare più volte, in TV o
su internet.
Uno sguardo fiero, nel chiedere verità e giustizia. Una serena fiducia nelle istituzioni, e nel senso della parola "legge", nonostante tutti i bastoni fra le ruote e le falsità che ha dovuto subire.
Questo è l'esempio del coraggio, della forza e della dignità con i quali
sopravvive un italiano che non si vuole rassegnare alla vergogna di essere nato su questo suolo.
E mentre i signori Aldrovandi stanno ancora aspettando che la giustizia compia il suo percorso, non posso far altro che mandar loro un abbraccio virtuale.