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mercoledì, 29 agosto 2007

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole

Ed io ci metto l'esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male

E ad ogni piano c'è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare

Dietro una porta un po' d'amore
per quando non ci sarà tempo di fare l'amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

Sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l'ho fatto per fare
ma era per non morire

Si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

Sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

Sì.

(Ivano Fossati, 1988)
blaterato da ilsalta alle ore 20:01 | link | commenti
categorie: testi
lunedì, 27 agosto 2007

La casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi: altro tempo frastorna
la tua memoria: un filo s'addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell'oscurità
Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
rara la luce della petroliera !
Il varco è qui ? ( Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende....)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


(Eugenio Montale, Le Occasioni, 1939)
blaterato da ilsalta alle ore 09:44 | link | commenti (2)
categorie: poesie

E l'acacia ferita da sé scrolla...

L'anno scorso, di questi tempi, ero reduce da un distacco di retina (6 agosto), avevo del gas (octa- fluoro propano, C3F8) nell'unico occhio ancora semifunzionante - quello appena operato - che mi faceva veder tutto immerso in una bolla nerastra.
Andavo a letto tutte le sere con un'angoscia incredibile per il mio futuro; con il terrore di risvegliarmi, il mattino dopo, cieco. col terrore di come muovevo la testa sul cuscino.
Eh beh... bei tempi.
Dipendeva da me. Dal mio organismo, del quale mi sono sempre fidato, a parte 'sta magagna genetica degli occhi.
"Come mai io non mi ammalo, non prendo mai farmaci, non conosco i nomi delle malattie e delle afflizioni che preoccupano i più?" chiesi anni fa al mio precedente medico di famiglia. "Perché non è nel tuo carattere", mi rispose.
E credo che la signora A. abbia ragione... i pianti compulsivi di questi giorni sono stati lo sfogo di questo anno di tensioni accumulate, che hanno rotto la diga tutt'un botto. Un piccolo Vajont personale.
L'angoscia di quando senti la tua vita agita dall'esterno, eterodeterminata. Molto più inafferrabile di un distacco di retina.
Ma fanculo a ogni cosa, ho superato benissimo quello, figuriamoci se.
E come diceva Rossella O'Hara, etc etc.
Non tornerò più su questa faccenda.
blaterato da ilsalta alle ore 00:57 | link | commenti (2)
categorie: fuffa, eventi, memoria, ansia, soliloqui
sabato, 25 agosto 2007

A volte ripostalo

I heard there was a secret chord
that David played and it pleased the Lord
but you don't really care for music, do  ya?
Well it goes like this: the fourth, the fifth
the minor fall and the major lift
the baffled king composing hallelujah

hallelujah...

Well, your faith was strong but you needed proof;
you saw her bathing on the roof:
her beauty and the moonlight overthrew you.
She tied you to her kitchen chair
she broke your throne and she cut your hair
and from your lips she drew the hallelujah

hallelujah...

Baby, I've been here before
I've seen this room and I've walked this floor ;
You know, I used to live alone before i knew you.
But I've seen your flag on the marble arch
but love is not a victory march
it's a cold and it's a broken hallelujah

hallelujah...

But there was a time when you let me know
what's really going on below;
but now you never show that to me, do ya?
But remember when i moved in you,
and the holy dove was moving too
and every breath we drew was hallelujah?

Well, maybe there's a god above;
but all i've ever learned from love
was how to shoot somebody who outdrew you.
It's not a cry that you hear at night
it's not somebody who's seen the light
it's a cold and it's a broken hallelujah

hallelujah...

(Jeff Buckley, in "Grace", 1994 - da Leonard Cohen)


Qui c'è il brano, campionato a 128 kb/s per chi avesse una connessione lenta.
blaterato da ilsalta alle ore 11:07 | link | commenti (2)
categorie: testi, sogni, deliri, memoria, soliloqui
venerdì, 24 agosto 2007

Se non ci fossero le persone sagge,  a fare luce sulle cantonate che, a volte, si prendono nella vita, uno rischierebbe di rimanerci invischiato a lungo.
Fortunatamente  può capitare che una di queste persone ti tocchi la testa con la sua bacchetta magica, e tutto si fa improvvisamente chiaro.
E i problemi di colpo non esistono più.

blaterato da ilsalta alle ore 07:25 | link | commenti
categorie: eventi, soliloqui
domenica, 19 agosto 2007

Sognò un incontro romantico, trasfigurando il ricordo di una compagna di un corso seguito alcuni anni prima.
Lei lo stava aspettando, lui lo sapeva, tutti lo sapevano. E mentre si avvicinava al luogo del rendez vous, l'aria era carica di un'aspettativa elettrica, e serena al tempo stesso.
Tutt'intorno, gruppetti di comparse dal suo passato lontano e recente parlavano e scherzavano. Qualcuno si scambiava effusioni con impudica volgarità, ma a lui non importava. "Che facciano come credano, queste cose ormai non mi toccano", diceva fra sé.
Poi entrava in una specie d'atrio di una scuola. Gente sostava e passeggiava in un quieto andirivieni operoso.
Affacciandosi in una sorta di aula con la porta socchiusa, lei era là, di spalle, a fare qualcosa insieme ad altri attorno a un tavolo. In ginocchio su una sedia, china come per disegnare, o giocare a Monopoli, col sedere all'insù.
E non c'era sensualità, erotismo, in quella posa... solo tenerezza, quella di un bambino concentrato che non si cura del resto, e offre la propria candida floridità  senza neanche accorgersene,
Lui si scostava dalla porta, per non disturbare, prima che qualcuno la avvisasse del suo arrivo, e prendeva a gironzolare per l'atrio.
Poi qualcuno la avvisava, e lei si precipitava fuori della stanza a cercarlo.
Poi giocavano ingenuamente a nascondino, lui riparandosi comicamente dietro un pilastrino troppo sottile, finché lei non arrivava a scovarlo, con un sorriso radioso.
E l'abbraccio che ne seguiva era qualcosa di puro, ed enorme, e totalizzante.
Era come se dicesse  "voglio te, sono qui per te". E il "qui" era il mondo, era l'esistenza di lei.
"Come sono fortunato, ad avere Sara" fu l'ultimo pensiero colmo di gratitudine, prima che la troppa gioia lo svegliasse.
blaterato da ilsalta alle ore 20:21 | link | commenti
categorie: sogni, deliri, memoria, ansia, soliloqui
venerdì, 17 agosto 2007

Il Cucciolo Alfredo

Tra le case e i palazzi di una strada d'inferno
si vede una stella tanto bella e violenta
che si dovrebbe vergognare.
Televisori e cucine, cosi` uguali,
on i denti di bocca di uno venuto dal centro
in cerca di un dramma da annusare.
Il cucciolo Alfredo, avvilito e appuntito,
con i denti da lupo tradito,
ci pensa un attimo e poi sale,
si tratta di un giovane autobus dall'aspetto sociale
 e il biglietto gratuito
regalo di un'amministrazione niente male.
Nemmeno Natale e` una sera normale
con gli occhi per terra la gente prepara la guerra.

C'e` guerra nei viali del centro,
dove anche il vento e` diverso,
son diversi gli odori per uno che viene da fuori
un grande striscione con uno scudo e una croce
e una stella cometa,
la reclame di una dieta,
pistola alla mano la citta` si prepara
a sommare il danaro,
a una giornata piu` amara.

Alla quarta fermata,
senza nessuna ragione,
scendendo deciso
il cucciolo Alfredo s'inventa un sorriso,
sorride a uno scherzo di donna,
a un amico che alle sette di sera,
dopo piu` di tre anni e` appena uscito di galera.
Il complesso cileno affisso sul muro
promette spettacolo, un colpo sicuro.

La musica andina, che noia mortale,
sono piu` di tre anni che si ripete sempre uguale,
mentre il cucciolo Alfredo canta in modo diverso
la canzone senza note di uno che si e` perso:
canzone diversa ma canzone d'amore,
cantata tra i denti, da cuore a cuore.

Se la sua e` cattiveria io la prendo per mano,
ce ne andremo lontano
Se la sua e` cattiveria io la prendo per mano,
ce ne andremo lontano
Se la sua e` cattiveria io la prendo per mano,
ce ne andremo lontano

(Lucio Dalla, 1977)
blaterato da ilsalta alle ore 18:21 | link | commenti
categorie: poesie, testi

Anidride Solforosa

Sono andata via, perché rimanere sempre a Faenza non è che mi interessasse troppo
Non puoi sempre rifugiarti nella foresta e sulla spiaggia del mare:
l'ombra si scioglie e ti fa disperare.
Ero una ragazza un po' nervosa ma intelligente, però di calcio non capivo niente.
Per questo non mi sono sposata, vah.
Ma io guardavo il mondo, piangendo perché ero contenta,
perché ero contenta, perché ero contenta.

Ieri la città si vedeva a malapena;
Oggi la città si vede tutta intera.
Ieri il mare si scuoteva da fare pena;
Oggi il mare ha la barba tutta nera.
Gli elaboratori hanno per sorte
Di aiutare l'uomo a vincere la morte.
Infatti se il vento dell'inquinamento
tende a salire, l'aiutano a morire.
E aiutano anche l'amministrazione,
e il patrimonio forestale in distruzione.

Verrò, verrò: è fuori discussione, perché qualcosa deve pur accadere.
In giro c'è molta rivoluzione; tu sbagli sempre tutto, e soprattutto non mi dai attenzione.
Non vedi tu, non vedi come il mondo sembra brutto,
però posso incontrarti, posso vederti, posso rivederti in un giorno della settimana,
anche se abiti in una città lontana?
L'uomo, l'uomo si serve degli elaboratori, per migliorare il mondo in cui si vive!
Percentuali di particelle solide presenti nellatmosfera.
Tutti i dati raccolti sono trasmessi all'elaboratore.

Sapremo quante volte fare l'amore,
o quante volte i fiumi, in Italia, traboccano.
Ma i cittadini di Philadelphia
vivono sotto un cielo pulito.
Io ti segno a dito;
tu segna pure me: sono felice.

(Lucio Dalla e Roberto Roversi, 1975)
blaterato da ilsalta alle ore 17:59 | link | commenti
categorie: poesie, testi
venerdì, 10 agosto 2007

Io mi stavo domandando... ma se questo blog ha il suo nome, un motivo ci sarà, no?
E invece, in pieno periodo vacanziero, quando la maggior parte della gente si ferma e si riposa, io mi son messo non dico a scrivere molto, ma se non altro a copincollare testi e postare foto, nella piena incongruenza con lo spirito di questo angolino personale.
Dato che pare brutto dover cambiare url, testata, titolo  e mille altre cosucce per trasformare 'sta pagina in "Stakanovyzya"... prendo la via più semplice.
Faccio una pausa sabbatica, e ci si rivede fra un (bel) po'.
Saluti e ruti.
blaterato da ilsalta alle ore 02:08 | link | commenti (3)
categorie: eventi, soliloqui
giovedì, 09 agosto 2007

Attenti al cane! :-)

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blaterato da ilsalta alle ore 22:41 | link | commenti
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