Pygryzyalung

ci metto il grugno

Utente: ilsalta
per contattarmi
Profilo Facebook di Panurge DePanurgis

Commenti recenti

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder




Contatore

visitato *loading* volte

Generatore di nomi di silvio: aggiornate la pagina!



domenica, 29 aprile 2007

Quando c'era Nab

Alcuni giorni fa mi è tornato in mente Nab.
Nab è stato un personaggio magico, una trovata spensierata che ho avuto la fortuna di incontrare da ragazzino. Fu un'invenzione del parroco e del suo cognato, il signor Silvano, durante un campeggio a Vallombrosa quando io avrò avuto... boh, 10, forse 12 anni.
Silvano, con la faccia pitturata di nero, dietro un tavolo con le zampe coperte, indossava un poncho e teneva le mani in un paio di scarpe sul piano del tavolo. Matteo, nascosto dietro di lui, prestava le braccia a questo nano negro che ci raccontava le sue gesta, non ricordo in quale contesto e per quale scopo narrativo.
Eravamo tutti estasiati dalla cosa: dalla comicità di quelle due mani impertinenti e slegate dall'atteggiamento composto del loro "proprietario", che si intrufolavano nel suo naso e nelle orecchie; da quel viso familiare sotto la ceretta nera, ma soprattutto dall'"epifania" di rendersi conto che il magico, la sospensione dell'incredulità era lì, a portata di mano, bastava un poncho e un po' di colore in faccia.
E il giorno dopo, tutti a chiedergli "dai Silvano, ma eri tu Nab? Ammettilo, ammettilo!".
E quest'uomo buono, già padre di famiglia e lontano dal "rigore" di certi giovani catechisti ed educatori che mai avrebbero infranto la magia dell'illusione, confessò bonariamente e a mezza voce: "E' un gioco..."

Oggi l'ho incontrato, il signor Silvano, a fare la spesa al supermercato.
E le poche frasi di circostanza che la fretta ci ha permesso sono inevitabilmente e necessariamente confluite nel ricordo di sua figlia, mia coetanea, strappata pochi mesi fa al marito e a quattro figli da una malattia.
E questo post lo dedico alla sua memoria, e al signor Silvano, nonno coraggioso.


Cercando un alibi nel mistero, mi fermo un attimo e guardo il cielo:
c'è un buco fatto a forma di dio.
(Simone Cristicchi, 2007)
blaterato da ilsalta alle ore 02:46 | link | commenti (6)
categorie: eventi, memoria, corea, raccapriccio
lunedì, 23 aprile 2007

Yesterday it was my birthday
I hung one more year on the line
I should be depressed
My life's a mess
But I'm having a good time

Oo, I've been loving and loving and loving
I'm exhausted from loving so well
I should go to bed
But a voice in my head
Says "Ah, what the hell"

Have a good time
Have a good time
Have a good time
Have a good time

Paranoia strikes deep in the heartland
But I think it's all overdone
Exaggerating this and exaggerating that
They don't have no fun

I don't believe what I read in the papers
They're just out to capture my dime
I ain't worrying
And I ain't scurrying;
I'm having a good time

Have a good time
Have a good time
Have a good time
Have a good time

Maybe I'm laughing my way to disaster
Maybe my race has been run
Maybe I'm blind to the fate of mankind
But what can be done?
So God bless the goods we was given
And God bless the U. S. of A.
And God bless our standard of livin'
Let's keep it that way
And we'll all have a good time

Have a good time
Have a good time
Have a good time
Have a good time

(Paul Simon, 1975)
blaterato da ilsalta alle ore 17:54 | link | commenti (5)
categorie: testi, eventi, ansia
sabato, 14 aprile 2007

Siamo dalla parte di Spessotto, da appena nati dalla parte di sotto,
senza colletto, senza la scrima, senza il riguardo delle bambine.
Dalla parte di Spessotto il tè di ieri riscaldato alle otto,
i compiti fatti in cucina nella luce bassa della sera prima.
Dalla parte di Spessotto con la palla dentro il canotto,
col doppiofondo nella giacchetta, col grembiule senza il fiocco.
Timorati del domani, timorati dello sbocco,
siamo dalla parte di Spessotto.
Siamo la stirpe di Zoquastro, i perenni votati all'impiastro,
sulla stufa asciuga l'inchiostro dei fogli caduti nel fosso salmastro.
Dalla parte della colletta, dell'acqua riusata nella vaschetta,
il telefono col lucchetto e per natale niente bicicletta.
Dalla parte di Spessotto e se non funziona vuol dire che è rotto,
dalla parte del porcavacca e se non lo capisci allora lo spacchi.

L'oscurità come un gendarme già mi afferra l'anima,
attardàti qui in mezzo alla via,
non siamo per Davide, siamo per Golia.

Non per Davide e la sua scriva,
non per i primi anche alla dottrina,
con il tarlo dentro all'orecchio
laflanellusi (?) che ci mangia il letto,
con i peccati da regolare le penitenze da sistemare,
sei anni e sei già perduto
e quando t'interrogano rimani muto, muto.
Dalla parte di Spessotto,
che non la dicono chiara non la dicono vera
che non la dicono sincera, tieniti i guai nei salvadanai,
se resti zitto mai mentirai.
Adamo Nobile, Carmine Quirico,
Rocco Crocco e la banda Spessotto,
imboscati in fondo alla stiva,
negli ultimi banchi della fila,
abbagliati dalla balena, nella pancia della falena,
clandestini sopra alla schiena,
gettati al mare delle anime in pena,
evasi dal compito, evasi dall'ordine,
imbrandati sotto a un trastino,
a giocarcela a nascondino di soppiatto allo sguardo divino.

E il paradiso nostro è questo qua,
fuori dalla grazia, fuori dal giardino.
Fino alla notte che verrà non siamo più figli del ciel,
figli del ciel, figli del cielo,
ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.

L'oscurità come un gendarme già mi afferra l'anima,
ha tardato qui in mezzo alla via, già mi prende e mi porta

Dalla parte di Spessotto, dalla parte finita di sotto,
ma siamo tutti finiti per terra, tutti a reggerci le budella,
gli ubriachi, brutti dannati, ma pure i sobri, belli fortunati.
E quando verrà il giorno che avrò il giudizio,
dirò da che parte è implicato il mio vizio,
per che pena pagherò il dazio, in che risma sono dall'inizio.

Da che zolla ho levato il mio canto
da che pietra  ho dato fuoco al pianto
per che cielo ho sparso il mio botto
non da Davide solo da Spessotto..

E il paradiso nostro è questo quà fino alla notte che verrà
non siamo più figli del ciel, figli del cielo non da Davide
solo di Spessotto!

(Vinicio Capossela, 2006)
blaterato da ilsalta alle ore 13:21 | link | commenti
categorie: testi

Ricevo  e gradisco assai, dall'egregio Armandillo:

Questa foto è stata fatta in Piazza Cavour a Livorno alle 01:40.
Si tratta di un parcheggio salvaspazio.

Image Hosted by ImageShack.us
blaterato da ilsalta alle ore 09:24 | link | commenti (3)
categorie: società, ansia, raccapriccio
lunedì, 09 aprile 2007

Fra l'altro, è morto Johnny Hart.
blaterato da ilsalta alle ore 08:56 | link | commenti (2)
categorie: notiziacce

Dice: si farà un incontro sul tema giovani e anziani; ti viene in mente qualcosa?
...Qualcosa di meno specifico no?
Per esempio, la vita, l'universo, la società.

/me perplesso
blaterato da ilsalta alle ore 07:58 | link | commenti (2)
categorie: eventi, corea, ansia, puttanate invereconde
venerdì, 06 aprile 2007

le avventure di pinocchio
blaterato da ilsalta alle ore 20:29 | link | commenti (2)
categorie:

Ma guarda che cosa carina e nostalgica: scorrendo i titoli di coda di Un Lupo Mannaro Americano A Londra, ci ho trovato le felicitazioni per le nozze di Lady Diana col principe Carlo:

vlcsnap-347604
blaterato da ilsalta alle ore 01:51 | link | commenti
categorie: nonsibuttavianulla
giovedì, 05 aprile 2007

COME METTERE I PUNTINI DI SOSPENSIONE

In "Come riconoscere un film porno" si è detto che per distinguere un film pornografico da un film che semplicemente rappresenti vicende erotiche, basta stabilire se, per andare da un posto all'altro in macchina, i personaggi ci mettono più tempo di quanto lo spettatore desideri e la vicenda richieda. Un pari criterio scientifico può servire a distinguere lo scrittore professionista dallo scrittore della domenica (che può anche diventare famoso). Si tratta dell'uso dei puntini in mezzo alla frase.
Gli scrittori usano i puntini di sospensione solo alla fine della frase per indicare che il discorso potrebbe continuare ("e su questo argomento ci sarebbe ancora da dire, ma..."), e nel mezzo della frase o tra frasi quando si vuole segnalare la frammentarietà del testo ("Quel ramo del lago di Como... vien, quasi a un tratto, a ristringersi"). I non-scrittori usano i puntini per farsi perdonare una figura retorica, che giudicano troppo azzardata: "Era infuriato come... un toro."
Lo scrittore è qualcuno che ha deciso di condurre il linguaggio oltre i suoi confini, e perciò si assume la responsabilità di una metafora anche ardita: "Prodigio tal non rimirò natura: bagnar coi soli e rasciugar coi fiumi." Siamo tutti d'accordo che in questo distico l'Artale esagera, da buon barocco, ma almeno non ha tirato il sasso e nascosto la mano. Invece il non-scrittore scriverebbe: "Bagnar... coi soli e rasciugar... coi fiumi", come per dire "sto naturalmente scherzando".
Lo scrittore scrive per gli scrittori, il non-scrittore scrive per il vicino di pianerottolo o per il direttore delle poste locali, e teme (spesso erroneamente) che essi non comprenderebbero o che comunque non perdonerebbero la sua arditezza. Usa i puntini come lasciapassare: vuole fare la rivoluzione, ma con l'autorizzazione dei carabinieri.
Quanto siano sciagurati i puntini ce lo dice questa modesta serie di variazioni che raccontano che cosa sarebbe accaduto alla nostra letteratura se gli scrittori fossero stati timidi.
"Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene trenta anni le possette... parte Sancii Benedicti."
"Laudato si', mi' signore, per... sora luna e le stelle."
"Come a la selva... augello in la verdura."
"S'i fosse... foco, arderei 'l mondo."
"Nel mezzo... del cammin di nostra vita."
"Santissimo e carissimo e... dolcissimo padre in Cristo dolce... Gesù."
"Qual sulle trecce bionde ch'... oro forbito e... perle, eran quel dì a vederle."
"Era questo frate Cipolla di persona piccolo, di pelo rosso e lieto nel viso e il miglior... brigante del mondo."
E via via, sino a "L'anno... moriva, assai dolcemente" e "Io ero, quell'inverno, in preda ad... astratti furori".
E pazienza per la brutta figura che quei Grandi avrebbero fatto. Ma si noti che l'inserzione dei puntini, esprimendo timore per l'arditezza del parlar figurato, può anche essere usata per indurre al sospetto che sia figura retorica un'espressione che pare pianamente letterale. Facciamo un esempio. Il Manifesto dei comunisti del 1848 inizia, come è noto, con "Uno spettro si aggira per l'Europa", e ammetterete che è un gran bell'incipit. Pazienza se Marx ed Engels avessero scritto "Uno... spettro si aggira per l'Europa", semplicemente avrebbero messo in dubbio che il comunismo fosse cosa così terribile e imprendibile, forse la rivoluzione russa sarebbe stata anticipata di cinquant'anni, magari col beneplacito dello zar, e ci avrebbe partecipato anche Mazzini.
Ma se avessero scritto "Uno spettro si... aggira per l'Europa"? Allora non si aggira? Sta? E dove sta? O è che gli spettri, spettri essendo, appaiono e scompaiono di colpo, in un battibaleno, e non perdon tempo ad aggirarsi? Ma non finisce qui. E se avessero scritto "Uno spettro si aggira... per l'Europa"? Avrebbero voluto dire che stavano esagerando, che lo spettro cara grazia se circolava per Treviri, e gli altri potevano stare ancora tranquilli? O avrebbero alluso al fatto che lo spettro del comunismo già stava ossessionando anche le Americhe e, vedessi mai, l'Australia?
"Essere o... non essere, questo è il problema", "Essere o non essere, questo è... il problema", "Essere o non... essere, questo è il problema..." Vedete quanto per la critica shakespeariana ci sarebbe stato da lavorare sulle intenzioni recondite del Bardo.
"L'Italia è una repubblica fondata... sul lavoro (eh!)"
"L'Italia è, diciamo, una... repubblica fondata sul lavoro"
"L'Italia è una repubblica... fondata (???) sul lavoro"
"L'... Italia (se ci fosse) sarebbe una repubblica fondata sul lavoro"
L'Italia è una repubblica fondata sui puntini di sospensione.

(Umberto Eco, 1991)
blaterato da ilsalta alle ore 18:55 | link | commenti (10)
categorie:
lunedì, 02 aprile 2007

Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.

(Trilussa, 1944)
blaterato da ilsalta alle ore 19:18 | link | commenti (1)
categorie: poesie