Mi pare di aver già scritto di come io trovi avvilenti e aride, molto spesso, le nuove generazioni. Non so spiegarmi bene... a volte pare che l'unica lezione che sia filtrata dalla generazione "dei padri" sia sii furbo e non farti fregare.
Così ci troviamo fra i piedi ragazzi o mezz'uomini scaltri, preparati, che si sono accorti benissimo come sia facile farsi un inutile software di scienza. E che sono disponibili al miglior offerente.
E molte volte non è che abbiano poi questo gran ché da dire, eh. Però sanno benissimo come venderlo. E siccome conta il farsi notare, pur di riuscirci barattano a cuor leggero ideali, utopie, principi.
Rigattieri della propria anima, che pur di apparire al TG5 sono disposti a intessere le lodi del cinema di Boldi.
Fanfaroni che favoleggiano della propria carriera universitaria come di una sequela di gringos sterminati all'Ok Corral.
Autoreferenziali su quelle quattro cosette in croce che altro non sono che il proprio piccolo, personale tornaconto.
Non credo sia questo tipo di ragazzi quello a cui pensava De André quando sosteneva che "i ragazzi di oggi hanno altri valori che noi non riusciamo a capire, e bisogna aspettare di storicizzarli"; questi di cui parlo io sono dei quacquaracquà con l'unico sprone della fama e del successo.
E potresti pensare: beh, sono cresciuti con certi modelli, con certa TV, con certi pseudo-valori.
Ma i valori dei loro genitori? Le lotte studentesche? Il vietnàmme? I cinefòrumme e i dibattiti mai concessi allora? Ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?
Dov'è finita tutta quella roba? L'avete buttata in un baule insieme alle cose rotte, ai ninnoli inutili?
Ma allora forse non ci credevate poi tanto neanche voi?