Mi viene da sorridere amaramente (o amarAverna, anche) ripensando agli inutili e supponenti sofismi che certe persone spocchiose, tipo Azzurra o Danilo, si fanno sull'empatia, la sensibilità e seghe mentali varie.
Mi è scappato uno sfoghino triste, alcune sere fa, con una persona alla quale ho detto: "Ti rendi conto che ormai non sono più in grado di disegnare?"
Mica alludevo al fatto di essere il nuovo Basquiat, eh. Solo, se 'ste puttanate dell'empatia esistessero, uno si sarebbe potuto avventurare nel mondo sconosciuto del pensiero, e dedurre "certo, per uno che ha fatto grafica, che basa la propria visione del mondo, la propria gestalt, va', sull'osservazione del segno, sul giudizio sull'equilibrio, che ha una mente educata in modo visuale, perdere buona parte della percettività in tale direzione, dev'essere frustrante".
Niente di tutto ciò: la risposta è stata un pragmatico "dé, ma tanto 'un disegnavi uguale". Sottintendendo "non ci cavi uno stipendio, dalla tua educazione artistica; nun ce cavi li sòrdi pe' cenacce arristorante, o peffatte er videofonino".
Capito? Se non ce fai li sòrdi, tanto vale avere la vista sufficiente per non farsi spalmare sulle zebre dall'autobus.
Se poi devi spiaccicare il naso su una pagina per distinguere Raffaello da Paul Klee, 'mportasega.
Con una persona del genere verrebbe da pigliare una mannaia, mozzargli di netto 'na recchia, e mentre urla con la mano sul mozzicone che piscia sangue a fontana, domandare con aria di sufficienza: "Beh? Quante storie, non mi dirai che dovevi comporre una Messa di Requiem, eh?".
Fanculo fanculissimo.