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mercoledì, 26 luglio 2006

Non scrivo nulla ormai da una settimana, e il motivo più importante è che sono distrutto dal caldo.
Difficile concentrarsi e mettere giù anche due-righe-due.
Sto approfittando dell'inerzia di queste giornate spossanti per rimettermi in pari con alcuni horror che mi aspettavano da tempo... l'ultima imbuzzata è stata un trittico sparato a raffica:
The Descent
Skeleton Key e, soprattutto,
Session 9.

Molto intrigante l'ultimo. Tensione pura, senza sangue e senza violenza. Un thriller d'atmosfera costruito con grande classe. Squisitamente inglese nella concezione, nella visualità e nella realizzazione...
Mi ha fatto pensare che, se Ken Loach si mettesse a dirigere thriller, farebbe un film così :-)
blaterato da ilsalta alle ore 11:47 | link | commenti (1)
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giovedì, 20 luglio 2006

Cielo di Marzo
di luna nuova
sogni di fortuna
saggi ubriachi tra i fuochi accesi
a bruciar paure

Canta il vecchio la follia
dell'ultimo dei re
canta il bimbo la magia
di un'alba che vedrà

Tace l'uomo attende già
la pioggia che cadrà
Piccola pietà
gioco che non ha
mai mai mai mai fine

(Mauro Pagani, 1974)


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blaterato da ilsalta alle ore 15:35 | link | commenti (2)
categorie: testi, raccapriccio

Apologia del dinosauro

Leggevo l'altro giorno il Sofri, che descriveva il cosiddetto "atteggiamento Repubblica" :

(...)puoi stare certo che ogni nuovo fossile disco di un dinosauro del rock sarà celebrato come un capolavoro, salvo finire dimenticato nel giro di poche settimane. I giornalisti succubi di questo tic li conosco, più o meno: sono bravi, competenti e seguono il rock da decenni. Difficile che vengano travolti dagli strafalcioni in cui navigano i loro colleghi degli altri quotidiani maggiori: vengono da Rockstar, non dal festival di Sanremo. Ma per ragioni generazionali e per scarsi incentivi a mettere in discussione i comunicati stampa, per loro esistono solo i "mostri sacri", e un luogo comune di rock che negli altri paesi è stato superato e rivisto da anni. In favore di una maggiore attenzione agli artisti degli ultimi anni e di una revisione dell'integralismo ideologico sui generi. (...)
Il disco di Sufjan Stevens è molto più bello e importante dell'ultimo Roger Waters, quello di Damien Rice lo è più degli ultimi Neil Young, i Lambchop sono da tempo più bravi di Bob Dylan, Joe Henry lo è più di McCartney e Ben Folds di Elton John. Il disco di Antony è più bello e importante di quello di Paul Simon. I Bright Eyes valgono assai più di Joe Cocker (anche del primo Joe Cocker, direi).

Insomma, i "dinosauri" non sono più i protagonisti dell'attualità musicale, ma la critica nostrana stenta ad accorgersene.
Ora, io sono sicuro che ciò corrisponda al vero, e non saprei dire di chi è la colpa di questa cecità, che colpisce critici e anche ascoltatori come il sottoscritto.
Sarà colpa della distribuzione, sarà colpa della visualità sbrilluccichina del vuoto pneumatico musicale, che offusca il senso critico a suon di culi&puppe delle varie Aguilere e Gwen Stefani. Chissà.
Ma io sinceramente non ho questa urgenza di cercare un disco bello che sia per forza uscito ieri; non mi interessa la rincorsa alla novità.
Se un artista è valido, il tempo gli darà ragione e noi acoltatori distratti della prima ora potremo rimetterci in pari, credo. Intanto c'è da augurargli che la creatività gli duri, come è durata ad altri.
Prendiamo Paul Simon: ok, mi fido che il recente Surprise! non sia gran ché*; sono d'accordo che la sua produzione nel XXI secolo sia dispensabile... ma è un signore che alla tenera età di 46 anni si è reinventato il proprio linguaggio e ha fatto esplodere l'Africa in occidente tirando fuori dal cilindro una "cosettina" come Graceland. Per dire.
Non è stato Stockhausen, e non è stato nemmeno uno Zappa o un Hendrix o un Davis, Paul Simon; non ha rivoluzionato la musica, non si è provato a forzarne i limiti ed a ampliarne i confini, certo. Ha fatto, molto semplicemente, l'autore perfetto, diventando uno standard di riferimento ancora nel pieno dell'attività.
Ho pensato a questa cosa dopo aver letto il pezzo di Wittgenstein perché mi è caduto l'occhio su una compilation di tutti i grandi hits di P.S., che mi ero montato un paio di mesi fa.
Largo ai giovani, sono il primo a dirlo, ci mancherebbe altro... ma prima che uno mi arrivi ad avere un carnet di brani come questo, deve mangiare tanti spinaci. Ma tanti tanti.

PAUL SIMON, 1972 - 2000

DISCO 1
  1. Me and Julio down by the schoolyard
  2. Everything put together falls apart
  3. Armistice day
  4. Duncan
  5. Mother and child reunion
  6. Kodachrome
  7. Something so right
  8. One man's ceiling is another man's floor
  9. American tune
  10. Loves me like a rock
  11. 50 ways to leave your lover
  12. Still crazy after all these years
  13. My little town
  14. Gone at last
  15. Have a good time
  16. Stranded in a limousine
  17. Slip slidin' away
  18. Late in the evening
  19. One-trick pony
  20. Ace in the hole
  21. The late great Johnny Ace
DISCO 2
  1. Hearts and bones
  2. Rene and Georgette Magritte with their dog after the war
  3. Train in the distance
  4. The boy in the bubble
  5. Graceland
  6. Diamonds on the soles of her shoes
  7. You can call me Al
  8. The obvious child
  9. Proof
  10. Born at the right time
  11. Thelma (outtake)
  12. Adios hermanos
  13. Bernadette
  14. Trailway bus
  15. You are the one
  16. Old
  17. Darling Lorraine


*UPDATE:
...che poi allmusicguide la pensa un tantino diversamente. Tiè, beccati questa!
blaterato da ilsalta alle ore 05:48 | link | commenti (5)
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blaterato da ilsalta alle ore 03:24 | link | commenti (1)
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mercoledì, 19 luglio 2006

20 Luglio 2001 - 2006

Carlo Giuliani

carlo giuliani
blaterato da ilsalta alle ore 23:37 | link | commenti
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Soglia di tolleranza

Ho come la sensazione che il senso della realtà e delle proporzioni della gente comune stia andando leggermente a puttane.
Avete presente lo spot Wind di Aldo Giovanni e Giacomo?
Dice letteralmente:

(Aldo) Miii che estate approssimativa, ma come possiamo divertirci in modo intelligente?
(Giovanni) Non so, diamo fuoco alle formiche?
(A.) Con questa canicola?!?
(G.) Leghiamo i barattoli alle code dei gatti?
(A.) Con questa canicola?!?
(G.) Cementifichiamo le buche del golf?
(A.) C...
(G.) Con quesata canicola! E allora annoiamoci!

Beh, uno sketchettino banale, come tanti dei loro, no?
Magari.
Fra un po' non si potrà più parlare di nulla, sfogatevi finché siete in tempo. Roba dell'altro mondo.
blaterato da ilsalta alle ore 21:45 | link | commenti (3)
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lunedì, 17 luglio 2006

Le terrifiche sorti e regressive

Accadono cose a cavallo fra il raccapriccio e lo sbellicamento.
Arriva su it.discussioni.misteri tal Marzio Tinti (è lui che si firma così, se voleva l'anonimato si sceglieva un nick), che pubblica un post dal titolo pranoterapia e ripristino bioenergetico, un delirio totale nel quale, però, si lancia in proclami miracolistici un po' preoccupanti.
Sopraggiunge Melba che, fra il perplesso e l'allarmato, gli chiede:

Caro Marzio,
sono molto interessata all'argomento.
tu affermi:

> la casistica raccolta su persone di tutto il mondo, indica che essa può ottenere ottimi risultati su un
> essere vivente, (animale o vegetale), svariate malattie, Tra esse, si può trattare [...]
> - morbo di parkinson
> - sclerosi multipla

sarei particolarmente interessata al trattamento di queste due patologie, puoi dirmi di più?
Grazie

Il genio le dà questa risposta:

Cos'è il ripristino bioenergetico!
Devi sapere che il cervello è un ammasso di proteine, ma senza le fibre nervose che congiungono gli organi al corpo; il cervello sarebbe una massa inerme!
I cinque sensi per mezzo del tatto, udito, vista, tattilità, olfatto, ha permesso al cervello di crescere!
La società di oggi alquanto massificata ha perso il concetto di percezione, considerando solo i valori esteriori! E' proprio il valore interiore che permette di percepire gli organi.
La percezione degli organi muovono i cortisoni, anticorpi, l'osso, permettendo un miglioramento della micro circolazione rielasticizzando l'osso permettendo anche la compressione midollare.
Sembra troppo empirico il concetto, ma funziona. La conduzione bioelettrico può prendere anche altre vie;   permettendo la percezione degli organi!
-----

E non manca di apporre in calce i link che spammano le sue attività miracolistiche, ovviamente.
Mi accorgo di questo exploit imperdibile grazie a Uppe che gli ride in faccia. Oh, io non so trattenermi, sicché gli rispondo:

>I cinque sensi per mezzo del tatto, udito, vista, tattilità, olfatto, ha permesso al cervello di crescere!

 Quanti sensi ha l'uomo?
 Cinque per sentire, vedere, toccavo, colore e profumi.
 Quanti sensi ha la vita?
 Cinque: nascere, ragazzo, p'sona, ammalato, funerali.
 Quanti sensi ha la terra?
 Cinque: aria, terreno, scotta, acqua, verdura.
 Quanti sensi ha l'amore?
 Cinque: conoscere, convssazione, appuntamento, sposata, ssempre sposata.
 --
 Brunello Robertetti
-----

Ora, leggendo la poesia di Robertetti, voi cosa rispondereste? Qualcosa del tipo "Ah ah, non fare lo spiritoso, stiamo parlando di cose serie!", qualcosa del genere, immagino.
Macché: Marzio Tinti (ricordatevi questo nome, for god's sake, o i vostri nati torcano il viso da voi) mi risponde (in posta, sbagliando il reply sul gruppo pubblico) e mi illumina d'immenso:

La religione non centra! Ma voglio dirti che esiste anche il sesto senso, quello della percezione! nonmi rifaccio alla filofia che nell'impirismo potremmo dire quello che vogliamo. Ma basiamoci solo sul
concreto, anche il concetto di percezione è soggettivo alla nostra visuale romantica!


...Ragazzi, siamo alla frutta, siamo alla fruttissima, siamo all'ammazzacaffè, siamo al LIMONCELLOOOO!!!!
blaterato da ilsalta alle ore 02:17 | link | commenti (7)
categorie: raccapriccio
domenica, 16 luglio 2006

Usanze simpatiche

... io cercavo gli X-Men. NON gli XXX-Men.

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blaterato da ilsalta alle ore 21:07 | link | commenti
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Sacred Baboon coverYezda Urfa - Sacred Baboon (1976)

Il rock progressivo degli anni 70 fu, almeno nelle sue fasi iniziali, un fenomeno tipicamente inglese. Che però non tardò a espandersi, e a coinvolgere tutta l'Europa  e, a stretto giro, anche gli Stati Uniti. Proprio da oltreoceano sono arrivati, talvolta, dei piccoli e misconosciuti gioielli che hanno avuto l'unica colpa di giungere "fuori tempo massimo", col punk e la disco-music ormai alle porte, e magari di essere soltanto troppo defilati dalla scena "mainstream".
E' il caso degli Yezda Urfa e del loro Sacred Baboon, registrato nel 1976 e rimasto in qualche polveroso cassetto fino al 1989 quando venne finalmente editato su vinile dalla meritevole etichetta californiana SYN-PHONIC, responsabile dell'esumazione di altri pezzi da novanta come i Cathedral di Stained Glass Stories (1978). L'edizione su CD risale invece al 1992, ed è quella in mio possesso.
Feticcio mitico e di piccolo-grande culto fra gli appassionati di prog, S.B. si merita la sua fama per più di un motivo.
Innanzitutto è praticamente l'unica opera completa del gruppo, che si scioglierà poco dopo (negli ultimi tempi sembra che si siano riuniti, fra parentesi); l'unica altra opera, Boris, stampato originariamente in 300 copie e ridato alla luce in digitale solo da un paio d'anni, altro non era se non una versione provvisoria e grezza del materiale che andrà a comporre il "rifinito" Sacred Baboon

Stilisticamente debitori ai migliori Gentle Giant e Yes, i cinque Yezda Urfa costruiscono con questo album un collage impazzito di citazionismi, di galoppate furibonde, di destrutturazioni del tessuto compositivo. Una kermesse sonora che è allo stesso tempo omaggio ossequioso e parodia estremizzata della cifra stilistica degli ispiratori inglesi.
Difficile descrivere a parole i brani del disco: sette pezzi che lasciano poca tregua all'ascoltatore, durante i quali i (pochi) momenti rilassati e melodici - molto belli, fra l'altro, vengono sovente spazzati via da accelerazioni, frenesie, contrapposizioni feroci fra leziosismi molto vicini a Bach e stacchetti di caos infernale, musichette da luna park, progressioni al fulmicotone.
C'è molto barocco dentro, ma, come si diceva, c'è molta destrutturazione, molto gioco.
Se certo prog è stato definito "barocco", con gli Yezda Urfa siamo in una sorta di prog dada-barocco: una musica ricca di spunti e di sorprese, ma che al primo ascolto può dare le vertigini, tanto sembra non voler dare fiato o punti d'appoggio all'audience.
Disco pieno di cose da scoprire, consigliabile a coloro che comunque si siano già avvicinati all'abc del prog, e che abbiano almeno digerito i fondamentali.
Decisamente sconsigliato ai fruitori dell'easy listening. Cerebrale.
Registrazione non perfettissima, buona considerato il budget non "di serie A".
Voto: 8
blaterato da ilsalta alle ore 00:42 | link | commenti (2)
categorie: recensioni
sabato, 15 luglio 2006

Affinità elettive

Il mai troppo elogiato Marok ha scovato in rete la mia fidanzatina ideale.
Vabbè, sarebbe arrivato prima lui... mi propongo come seconda scelta.
blaterato da ilsalta alle ore 18:48 | link | commenti
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