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martedì, 31 gennaio 2006

Tramonto, aprile 2005

tramonto
blaterato da ilsalta alle ore 13:51 | link | commenti
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Questo è un classico, ma è sempre bello.
blaterato da ilsalta alle ore 11:06 | link | commenti (1)
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Ecco. Ho abilitato la pubblicazione dei feed, così gli aggregatori mi possono prendere per il culo agevolmente.
Mi espongo al pubblico ludibrio.
E non ho nemmeno capito tanto bene a cosa servono, i fìd.
Mi stanno sulle palle, i fìd.
Lo volevo dire pubblicamente.
blaterato da ilsalta alle ore 10:56 | link | commenti
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lunedì, 30 gennaio 2006

Pubblicitari con l'Alzheimer (AKA "Amnesy International")

"Ho fumato la mia ultima sigaretta ieri alle 7:52 [...]
Non so ancora come mi sento, ma non sto più fumando da una settimana."

Tutto vero eh.
blaterato da ilsalta alle ore 19:42 | link | commenti (5)
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Giorno dopo giorno, da solo sulla collina,
L'uomo col ghigno da scemo se ne sta perfettamente immobile
Ma nessuno lo vuole conoscere,
Vedono che è solo uno scemo
E lui non dà mai una risposta.
Ma lo scemo sulla collina vede il sole tramontare
E con gli occhi della mente vede il mondo girare.
Strada facendo, la testa in una nuvola,
L'uomo dalle mille voci parla assolutamente forte
Ma nessuno lo sente mai
O sente il suono che pare emettere
E lui non sembra mai accorgersene
Ma lo scemo sulla collina vede il sole tramontare
E con gli occhi della mente vede il mondo girare.
E non sembra piacere a nessuno
Possono dire cosa vuol fare
E lui non mostra mai i suoi sentimenti.
Ma lo scemo sulla collina vede il sole tramontare
E con gli occhi della mente vede il mondo girare.
Oh -- oh -- oh!
Girare e girare e girare e girare e girare.
Lui non li ascolta mai
Sa che gli scemi sono loro
A loro lui non piace
Lo scemo sulla collina vede il sole tramontare
E con gli occhi della mente vede il mondo girare.
Oh, girare e girare e girare e girare.
Oh!

(Paul McCartney, 1967)

blaterato da ilsalta alle ore 19:15 | link | commenti
categorie: testi
domenica, 29 gennaio 2006

La Bibbia in allegato a Sorrisi E Canzoni.

Prossime idee laiche:
- La graticola di San Lorenzo con kit di montaggio a soli 1,90€ con Modellismo e Fai Da Te;
- Santa Chiara gonfiabile in scala 1:1 con Le Ore Mese.
blaterato da ilsalta alle ore 13:17 | link | commenti (5)
categorie: raccapriccio

No, ho deciso: non la linko Selvaggia Lucarelli.
Mi sta abbastanza sul cazzo.
Vietato commentare "ti piacerebbe".
blaterato da ilsalta alle ore 11:36 | link | commenti
categorie:

E si potevano mangiare anche le fragole

Quand'ero piccolo mi innamoravo di tutto correvo dietro ai cani.
Ma soprattutto usava l' InterRail. Esiste ancora? Non ne ho più sentito parlare. Dov'è andato l'InterRail?

Ne ho fatto uno solo. Avevo 18 anni, eravamo in tre e andammo in Finlandia. Destinazione: Jyvaskyla, che uno ci aveva la fica fidanzata laggiù.
Non ricordo molto della Finlandia; solo una serie di flash direi quantomeno bizzarri.
Prima di tutto, morto di fame com'ero, il mio mese di InterRail durò circa 15 giorni, ma andiamo con ordine.

Il viaggio era lunghetto, 3 giorni di treno e nave. Sosta a Amburgo, e tappa obbligatoria a St. Pauli. Eh beh. Però c'era una mignotta che somigliava a Cher che mi voleva portare per forza nella stanzetta. Bel quartierino, molto pittoresco.
La traversata Stoccolma - Helsinki si fece sulla nave della compagnia sbagliata, ci toccò pagare extra, pero fu una ganzata. Sauna - idromassaggio - vasca fredda - doccia - sauna - vasca calda - idromassaggio... 3 o 4 ore delle 12 di traversata andarono via così. Il resto a esplorare questa nave da crociera a 12 piani, con discoteche e ristoranti luccicanti, da non crederci. Dei veri provinciali all'Hilton.

Arrivati a Helsinki, cominciò il lato più surreale. Le città grandi, laggiù, sono popolate come cittadine di provincia italiane. Hai magari le abetaie o i laghi appena fuori città, ma nel piccolo centro urbano trovi l'alienazione e il degrado di New York. O almeno, così ci sembrava.
Il primo incontro, in una mattina limpida e deserta: una ragazza sola, stordita e confusa in mezzo di strada, che continua a ripetere "what a nice joke last night" guardando nel vuoto. Deduciamo che gli amici le hanno fatto chissà cosa, la notte scorsa, abbandonandola poi per strada. Mah.
I giorni seguenti sono una serie di avventure tragicomiche. Vivacchiamo in un ostello della catena degli ostelli europei, ingurgitando improbabili pizze fredde. Quando arriviamo a Jyvaskyla le cose si mettono male: il tipo fidanzato viene ospitato dai genitori della ragazza, e noi due rimasti fuori dobbiamo stringere la cinghia.
La fortuna ci viene incontro e ci fa incontrare un napoletano con la faccia come il culo. Grazie alle sue nobili arti napoletane, senza saper spiccicare una parola di inglese ma appoggiandosi alle nostre traduzioni, ci fa piazzare tutti e tre (i due superstiti livornesi più il napoletano) a casa di due secondini.
Hanno l'alloggio (statale o vattelapesca) a pochi metri dal carcere dove lavorano. In casa, non c'è un solo grammo di roba commestibile. Il frigo è riempito di bottiglie di birra, perché si fabbricano la birra in casa, filtrandola in un enorme secchio di plastica messo nell'acquaio. Mangiano al ristorante, e nei 3-4 giorni che restiamo da loro, ci offrono sempre i pranzi: bistecche, patatine fritte e via e via. Il guaglione ci ha salvati.
Io, per ingraziarmi i loro favori, invento un'amicizia intima con Roberto Baggio, racconto di com'è, come sia spiritoso e alla mano, scazzando tutto di sana pianta e stupendomi della mia fantasia. Sono molto affascinati da questi simboli dell'italianità: oltre a Baggio, hanno i dischi di Al Bano e Romina, Toto Cutugno e i Ricchi e Poveri. Gli unici dischi italiani che conoscono. Per rappresaglia culturale mi fregherò la cassetta di Synchronicity dei Police (ce l'ho ancora).

Altri ricordi sparsi.
- Alcune sere dormiamo sulle panchine, per strada, col sacco a pelo: ti sveglia un poliziotto per sapere se sei ubriaco. Ti sveglia, verso le 4, il camion spazza-strade: devi scappare saltellando ancora dentro il sacco a pelo, che mica si ferma: c'è mancato un pelo che ti spruzzasse con le spazzole. Laggiù sono ligi, sul lavoro, mica come qui.
- Una delle prime sere dormiamo in un piccolo giardinetto, per terra, accanto a un pazzo maniaco.
Vestito con una tuta blu da meccanico e galosce di gomma, si sdraia a pancia in su, pianta un legno per terra, fra le gambe, poi si volta e spezza il legno stringendolo fra le cosce.
Per un motivo o per l'altro, dormiamo sempre con un occhio aperto.

Il sole tramonta a mezzanotte e sorge alle 4. Un dramma, dopo il "ganzo dé" delle prime 2 sere.

Una sera vengo abbordato da due donne.
Una, adesso la definirei "accettabile", allora mi sembrava una vecchia megera, avrà avuto 40 anni. L'altra, bellissima, ha 24 anni, si chiama Christa (o Krista? boh) e fa la modella per un pittore.
La tardona mi mangerebbe coi panni e tutto, ma ha la sbornia triste, racconta in lacrime dei suoi deportati ad Auschwitz, e puzza di alcol da sette metri.
Come pegno d'un amore mai sbocciato le regalo il biglietto dei Pink Floyd a Livorno l'anno prima, è molto contenta del dono e mi lascia a lavorarmi Christa (o Krista).
La quale mi porto in ostello, non molto convinta. Si parla un po' di pittura, ma si ammosca che non ho 21 anni come dichiaro.
La convinco a entrare in camera (vari ospiti), e qui inizia un tour de force: per ogni bottone che slaccio, se ne riallaccia due. Ride, gioca, e resiste. Ma, perplimendomi, cosa ci sei venuta a fare in un ostello sperduto fuori città? A parlare di Caravaggio? Bah.
A un certo punto entra in camera un negro, che dorme lì. E Christa (o Krista) fa: "My angel!"
Perché l'entrata inopportuna l'ha salvata, capito? Il mio angelo salvatore. Negro.
Alle 4 crollo esausto e scoraggiato. Lei ne approfitta per dileguarsi. Il mio amico la vede, lei gli fa cenno di tacere, e lui: "Ok, ciao".
Imbecille.
Ho rimpianto per anni la tardona della sbornia triste.

Quando i soldi stanno finendo, ci incamminiamo verso l'Italia.
Non prima di aver visto diverse altre scene notevoli.
Settimana corta, da venerdì a domenica tutti ubriachi. Sì, nulla di nuovo, ma per un diciottenne nel '90 è un po' uno shock, credeteci.
A Stoccolma, per strada, c'è un tizio seduto sul marciapiede con una birra in mano.
Ha un sopracciglio spaccato e la faccia piena di sangue. Mentre gli passo accanto, alza la testa e fa: "Hai da accendere?" Lo faccio accendere, ammirato.

Tornando indietro, con noi c'è il napoletano. Nelle stazioni svedesi ci sono dei telefoni rossi, molto pittoreschi, che mi affascinano. Il napoletano, come segno di amicizia, vuole svitarne col cacciavite uno dal muro per regalarmelo. Declino garbatamente. (Cosa ci fa un turista in vacanza col cacciavite nello zaino?!?)
Quando ci separiamo dal napoletano, siamo definitivamente senza soldi, e mancano ancora due giorni all'arrivo.
Sopravviviamo così: in nave, ci infiliamo nella coda del self-service, prendiamo pan carrè, senape e ketchup, poi usciamo dalla fila. Ci va bene per due o tre giri consecutivi.
Sgamiamo un po' di cioccolata dal negozio duty free della nave.
Tutto ci rema contro: stavolta è notte, e la zona sauna-docce-idromassaggio è chiusa.
Ci laviamo come profughi nei lavandini dei bagni.
Arrivati sulla terraferma digiuniamo per un bel pezzo, ma arrivati a Amburgo, IL MIRACOLO: un treno merci appena partito ha lasciato sotto una panchina una scatola di cartone piena di rosette appena sfornate. Ce ne riempiamo gli zaini più che possiamo, e sarà il nostro unico cibo fino a Livorno. Non vi racconto come erano le rosette dopo 2 giorni: immaginatevelo.
Il guaio che manca è questo: dal confine fino a casa il biglietto dovremmo pagarlo.
"Inventeremo che ci hanno derubati, diamo i documenti, il controllore capirà". Macché: il controllore non capisce un cazzo. Ci fa scendere a Bolzano alle 3 di notte. Facciamo denuncia (fasulla) alla Polfer, che ci manda in questura. Sulla strada per la questura c'è un semaforo divelto, steso in terra. Welcome to Bozen.
Riusciamo a risalire su un treno, per arrivare infine a Bologna alle 9 del mattino. Rientriamo a Livorno affamati, disidratati e sporchi. Però col foglio di via per indigenti. Son soddisfazioni. Mi lavo per tre ore, e mangio tantissima frutta.
L'altro è sempre a Jyvaskyla, nella casa finlandese foderata di legno. Con sauna.
Viva l'InterRail.
blaterato da ilsalta alle ore 11:14 | link | commenti (2)
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venerdì, 27 gennaio 2006

Perché i giornalisti TV non sanno parlare?

Tempo fa c'era Paolo DiMizio che faceva la rassegna stampa notturna del TG5. (A proposito, è un po' che non lo vedo: speriamo sia cascato in un tombino che portava direttamente nell'Ade).
Tutte, tutte le sante sere, ripeteva esattamente: "Sono arrivati i giornali freschi di stampa, ma prima guardiamo la pubblicità".
Non è l'antitesi di un mestiere che, si suppone, dovrebbe consistere nell'interesse e nella padronanza per/del linguaggio, il ripetere pedissequamente le stesse tre paroline in croce, gli stessi cliché?
Ultimamente sto sviluppando un odio quasi psicotico verso Paola Rivetta, sempre del TG5, che ogni giorno, arrivata alla rubrica culinaria (e già questo...), sentenzia: "Siamo a Gusto!"
Oh, io non ce la faccio.
"E adesso la rubrica gastronomica" ?
"E ora l'angolo per i buongustai" ?
"Passiamo a Gusto, lo spazio gastronomico della nostra testata" ?

Macché: Siamo a Gusto.

Ogni volta, visualizzo Hsi-Men, il protagonista sessuofago di "Le centodieci pillole" di Magnus, che a conclusione delle sue pantagrueliche trombate, proclama "Oh! Sono a gusto".

Massa di ignoranti.
blaterato da ilsalta alle ore 14:02 | link | commenti (3)
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Visto che oggi è un giorno dedicato alla pace, calza a pennello copincollare, da canzoni contro la guerra, la traduzione del breve recitativo in lingua araba, registrato in un museo del Cairo, che introduce Luglio, Agosto, Settembre (Nero), da Arbeit Macht Frei, primo LP degli Area (1973)


... grazie ad Ammar mi è possibile inviare la traduzione integrale dall'arabo dell'introduzione.

L'introduzione è l'esortazione che la ragazza rivolge al proprio amato di abbandonare le armi e la rabbia (peculiarità della guerra) per vivere con lei un'esistenza d'amore in una rassicurante atmosfera di pace.

(Gianni Costa)

Mio amato
Con la pace ho depositato i fiori dell’amore
davanti a te
Con la pace
con la pace ho cancellato i mari di sangue
per te
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
Vieni e viviamo o mio amato
e la nostra coperta sarà la pace
Voglio che canti o mio caro “ occhio mio “ [luce dei miei occhi]
E il tuo canto sarà per la pace
fai sentire al mondo,
o cuore mio e dì (a questo mondo)
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
a vivere con la pace.

blaterato da ilsalta alle ore 12:42 | link | commenti
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