Quand'ero piccolo mi innamoravo di tutto correvo dietro ai cani.
Ma soprattutto usava l' InterRail. Esiste ancora? Non ne ho più sentito parlare. Dov'è andato l'InterRail?
Ne ho fatto uno solo. Avevo 18 anni, eravamo in tre e andammo in Finlandia. Destinazione: Jyvaskyla, che uno ci aveva la fica fidanzata laggiù.
Non ricordo molto della Finlandia; solo una serie di flash direi quantomeno bizzarri.
Prima di tutto, morto di fame com'ero, il mio mese di InterRail durò circa 15 giorni, ma andiamo con ordine.
Il viaggio era lunghetto, 3 giorni di treno e nave. Sosta a Amburgo, e tappa obbligatoria a St. Pauli. Eh beh. Però c'era una mignotta che somigliava a Cher che mi voleva portare per forza nella stanzetta. Bel quartierino, molto pittoresco.
La traversata Stoccolma - Helsinki si fece sulla nave della compagnia sbagliata, ci toccò pagare extra, pero fu una ganzata. Sauna - idromassaggio - vasca fredda - doccia - sauna - vasca calda - idromassaggio... 3 o 4 ore delle 12 di traversata andarono via così. Il resto a esplorare questa nave da crociera a 12 piani, con discoteche e ristoranti luccicanti, da non crederci. Dei veri provinciali all'Hilton.
Arrivati a Helsinki, cominciò il lato più surreale. Le città grandi, laggiù, sono popolate come cittadine di provincia italiane. Hai magari le abetaie o i laghi appena fuori città, ma nel piccolo centro urbano trovi l'alienazione e il degrado di New York. O almeno, così ci sembrava.
Il primo incontro, in una mattina limpida e deserta: una ragazza sola, stordita e confusa in mezzo di strada, che continua a ripetere "what a nice joke last night" guardando nel vuoto. Deduciamo che gli amici le hanno fatto chissà cosa, la notte scorsa, abbandonandola poi per strada. Mah.
I giorni seguenti sono una serie di avventure tragicomiche. Vivacchiamo in un ostello della catena degli ostelli europei, ingurgitando improbabili pizze fredde. Quando arriviamo a Jyvaskyla le cose si mettono male: il tipo fidanzato viene ospitato dai genitori della ragazza, e noi due rimasti fuori dobbiamo stringere la cinghia.
La fortuna ci viene incontro e ci fa incontrare un napoletano con la faccia come il culo. Grazie alle sue nobili arti napoletane, senza saper spiccicare una parola di inglese ma appoggiandosi alle nostre traduzioni, ci fa piazzare tutti e tre (i due superstiti livornesi più il napoletano) a casa di due secondini.
Hanno l'alloggio (statale o vattelapesca) a pochi metri dal carcere dove lavorano. In casa, non c'è un solo grammo di roba commestibile. Il frigo è riempito di bottiglie di birra, perché si fabbricano la birra in casa, filtrandola in un enorme secchio di plastica messo nell'acquaio. Mangiano al ristorante, e nei 3-4 giorni che restiamo da loro, ci offrono sempre i pranzi: bistecche, patatine fritte e via e via. Il guaglione ci ha salvati.
Io, per ingraziarmi i loro favori, invento un'amicizia intima con Roberto Baggio, racconto di com'è, come sia spiritoso e alla mano, scazzando tutto di sana pianta e stupendomi della mia fantasia. Sono molto affascinati da questi simboli dell'italianità: oltre a Baggio, hanno i dischi di Al Bano e Romina, Toto Cutugno e i Ricchi e Poveri. Gli unici dischi italiani che conoscono. Per rappresaglia culturale mi fregherò la cassetta di Synchronicity dei Police (ce l'ho ancora).
Altri ricordi sparsi.
- Alcune sere dormiamo sulle panchine, per strada, col sacco a pelo: ti sveglia un poliziotto per sapere se sei ubriaco. Ti sveglia, verso le 4, il camion spazza-strade: devi scappare saltellando ancora dentro il sacco a pelo, che mica si ferma: c'è mancato un pelo che ti spruzzasse con le spazzole. Laggiù sono ligi, sul lavoro, mica come qui.
- Una delle prime sere dormiamo in un piccolo giardinetto, per terra, accanto a un pazzo maniaco.
Vestito con una tuta blu da meccanico e galosce di gomma, si sdraia a pancia in su, pianta un legno per terra, fra le gambe, poi si volta e spezza il legno stringendolo fra le cosce.
Per un motivo o per l'altro, dormiamo sempre con un occhio aperto.
Il sole tramonta a mezzanotte e sorge alle 4. Un dramma, dopo il "ganzo dé" delle prime 2 sere.
Una sera vengo abbordato da due donne.
Una, adesso la definirei "accettabile", allora mi sembrava una vecchia megera, avrà avuto 40 anni. L'altra, bellissima, ha 24 anni, si chiama Christa (o Krista? boh) e fa la modella per un pittore.
La tardona mi mangerebbe coi panni e tutto, ma ha la sbornia triste, racconta in lacrime dei suoi deportati ad Auschwitz, e puzza di alcol da sette metri.
Come pegno d'un amore mai sbocciato le regalo il biglietto dei Pink Floyd a Livorno l'anno prima, è molto contenta del dono e mi lascia a lavorarmi Christa (o Krista).
La quale mi porto in ostello, non molto convinta. Si parla un po' di pittura, ma si ammosca che non ho 21 anni come dichiaro.
La convinco a entrare in camera (vari ospiti), e qui inizia un tour de force: per ogni bottone che slaccio, se ne riallaccia due. Ride, gioca, e resiste. Ma, perplimendomi, cosa ci sei venuta a fare in un ostello sperduto fuori città? A parlare di Caravaggio? Bah.
A un certo punto entra in camera un negro, che dorme lì. E Christa (o Krista) fa: "My angel!"
Perché l'entrata inopportuna l'ha salvata, capito? Il mio angelo salvatore. Negro.
Alle 4 crollo esausto e scoraggiato. Lei ne approfitta per dileguarsi. Il mio amico la vede, lei gli fa cenno di tacere, e lui: "Ok, ciao".
Imbecille.
Ho rimpianto per anni la tardona della sbornia triste.
Quando i soldi stanno finendo, ci incamminiamo verso l'Italia.
Non prima di aver visto diverse altre scene notevoli.
Settimana corta, da venerdì a domenica tutti ubriachi. Sì, nulla di nuovo, ma per un diciottenne nel '90 è un po' uno shock, credeteci.
A Stoccolma, per strada, c'è un tizio seduto sul marciapiede con una birra in mano.
Ha un sopracciglio spaccato e la faccia piena di sangue. Mentre gli passo accanto, alza la testa e fa: "Hai da accendere?" Lo faccio accendere, ammirato.
Tornando indietro, con noi c'è il napoletano. Nelle stazioni svedesi ci sono dei telefoni rossi, molto pittoreschi, che mi affascinano. Il napoletano, come segno di amicizia, vuole svitarne col cacciavite uno dal muro per regalarmelo. Declino garbatamente. (Cosa ci fa un turista in vacanza col cacciavite nello zaino?!?)
Quando ci separiamo dal napoletano, siamo definitivamente senza soldi, e mancano ancora due giorni all'arrivo.
Sopravviviamo così: in nave, ci infiliamo nella coda del self-service, prendiamo pan carrè, senape e ketchup, poi usciamo dalla fila. Ci va bene per due o tre giri consecutivi.
Sgamiamo un po' di cioccolata dal negozio duty free della nave.
Tutto ci rema contro: stavolta è notte, e la zona sauna-docce-idromassaggio è chiusa.
Ci laviamo come profughi nei lavandini dei bagni.
Arrivati sulla terraferma digiuniamo per un bel pezzo, ma arrivati a Amburgo, IL MIRACOLO: un treno merci appena partito ha lasciato sotto una panchina una scatola di cartone piena di rosette appena sfornate. Ce ne riempiamo gli zaini più che possiamo, e sarà il nostro unico cibo fino a Livorno. Non vi racconto come erano le rosette dopo 2 giorni: immaginatevelo.
Il guaio che manca è questo: dal confine fino a casa il biglietto dovremmo pagarlo.
"Inventeremo che ci hanno derubati, diamo i documenti, il controllore capirà". Macché: il controllore non capisce un cazzo. Ci fa scendere a Bolzano alle 3 di notte. Facciamo denuncia (fasulla) alla Polfer, che ci manda in questura. Sulla strada per la questura c'è un semaforo divelto, steso in terra. Welcome to Bozen.
Riusciamo a risalire su un treno, per arrivare infine a Bologna alle 9 del mattino. Rientriamo a Livorno affamati, disidratati e sporchi. Però col foglio di via per indigenti. Son soddisfazioni. Mi lavo per tre ore, e mangio tantissima frutta.
L'altro è sempre a Jyvaskyla, nella casa finlandese foderata di legno. Con sauna.
Viva l'InterRail.
... grazie ad Ammar mi è possibile inviare la traduzione integrale dall'arabo dell'introduzione.
L'introduzione è l'esortazione che la ragazza rivolge al proprio amato di abbandonare le armi e la rabbia (peculiarità della guerra) per vivere con lei un'esistenza d'amore in una rassicurante atmosfera di pace.
(Gianni Costa)