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martedì, 26 luglio 2005

Gli "Animali" bianchi del rhythm & blues

Senza ombra di dubbio, il miglior gruppo bianco di R&B è quello degli Animals. Originari di Newcastle, nascono dalle ceneri dei Kansas City Five. La loro carriera inizia nel 1963, quando il manager Mike Jeffries li ingaggia per una serie di concerti a Londra e a Newcastle, accompagnando anche Sonny Boy Williamson. Agli inizi del 1964 escono i loro primi due singoli, Baby let me take you home e House of the rising sun (che arriva al n. 1 delle charts in Europa e negli Stati Uniti). Iniziano una serie di concerti in tutto il mondo, in cui il gruppo si cimenta con brani di Bo Diddley, Sam Cooke, Chuck Berry e Nina Simone. Tra questi spiccano Don't let me be misunderstood e Bring it on home to me. Singolare è la loro discografia, le edizioni inglesi sono completamente diverse da quelle statunitensi. Animal Track inglese (Columbia, 1965) ha nulla a che fare con Animal Track americano (MGM, 1965), così anche Animalism della Decca non deve confondersi con Animalism americano della MGM (che fra l'altro contiene due pezzi arrangiati dal giovane Frank Zappa). Nel 1966 c'è un cambio di formazione: se ne vanno Alan Price e Steele. Il dissidio continua e porta il gruppo alla rottura. Eric Burdon e Jenkins decidono di dar vita ai New Animals. Il nuovo gruppo si sposta in America, dove stranamente Burdon incide immediatamente un album da solista "Eric is Here" (MGM, 1967), lavoro mediocre, in cui si nota il  periodo di sbandamento. Il riscatto arriva presto: esce a nome del gruppo Eric Burdon & The Animals "Winds of Change" (MGM, 1967), in cui il r&b si fonde con la psidechelia, abbracciando il nuovo credo flower power. Sono contenuti nell'album brani indimenticabili: San Franciscan Nights, Paint it black e Yes, i am experienced, quest'ultima dedicata a Jimi Hendrix. Nel 1968 esce The Twin Shall Meet, in cui sono inclusi documenti di giornalismo rock (Monterey) e fantasticherie orientali pacifiste (Sky Pilot). Seguono, sempre nel 1968 e sempre per la MGM, Every one of us ed il doppio Love is. Nel 1969 Burdon annuncia lo scioglimento degli Animals.

blaterato da cinziatull alle ore 19:52 | link | commenti (1)
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domenica, 17 luglio 2005

blaterato da ilsalta alle ore 22:57 | link | commenti (3)
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sabato, 16 luglio 2005

Ieri notte ho dormito dalle 24 alle 4, circa. Poi gli incubi e il caldo appiccicaticcio mi hanno svegliato.
Allora mi sono messo a fare un po' di cosette, sistemare dei testi, fare ordine, etc. Ho ceduto al secondo round di riposo intorno alle 10.
Alle 14 vengo svegliato da un vecchietto del condominio che, come suo solito e senza ragione, inveisce in modo becero e sguaiato con la dirimpettaia: "scrofa!" "troia!". Così, perché ha deciso che lo deve fare. Sono 12 anni che ci delizia con le sue performances.
Ora, se c'è una cosa che non devi farmi, è svegliarmi di soprassalto per delle cazzate.
In più, stavo oltretutto veleggiando per i mari dei miei incubi preferiti... figurarsi l'umore con cui ho messo i piedi giù dal letto.
Sono uscito nell'androne.
"Ascolta, qui bisogna farla finita; io ti mando la polizia in casa, se continui."
"MANDALAAAA! MANDALAAAA! IO FACCIO QUELLO CHE MI PAREEEEEE!"
Scena pietosa... l'ho seguito fin sulla strada, berciandogli sul muso.
"Il casino lo vai a fare per la strada, sull'aurelia, ai giardinetti. Non per le scale".
Mezza strada affacciata a guardare. Olga che cercava di partecipare e darmi un aiuto, come poteva: "meeeoooowwwrr! meeeeeeeeooooooowwwwwrrrr!"
Non ho capito se volesse dirmi "bravo! digliene 4" oppure "ma dai, vieni via che ti rovini."
Non è molto comprensibile, anche lei, a volte.

Vabè, insomma, il rincoglionito se ne va e io rientro in casa.
Alle 16, si sveglia la mi' mamma dalla pennichella, e mi fa, con candore: "Sai, verso l'ora di pranzo sono venute 2 donne, non ho capito bene cosa volessero; parlavano di cercare lavoro... hanno voluto carta e penna per scrivere un numero di telefono... ma si sono attardate un sacco, solo per scrivere 'sto numero; mica mi sono piaciute tanto. E alla fine il numero non me l'hanno nemmeno lasciato!"
"E porca miseria, lo sai che vanno in casa dagli anziani per gabbarli; te l'ha fatto vedere per tutto l'inverno striscia la notizia! Perché non mi hai avvertito?"
"Eh, cosa importava? Tanto gliel'ho detto: c'è mio figlio in casa che dorme!"

[ottima mossa, madonna @#%£&£!!!]

"Hai controllato bene che non abbiano frugato e preso nulla?"
"Ma sì, le ho tenute d'occhio, non si sono mai mosse dalla cucina"

[se proprio uno volesse essere pignolo, ma pignolopignolopignolo, ti è rimasto un solo occhio con un residuo visivo di 1/30... qualcosa nella situazione non mi sconfinfera... ma siccome tu sei mamma-che-non-sbaglia-mai, io mi fido, eh?]

"Hai controllato bene i soldi? Ci sono tutti?"
"Sì, ho controllato, e poi te l'ho detto: non sono andate in giro per casa."
"Menomale, avranno giudicato a occhio che c'era ben poco da rubare."

Flash-forward: ore 18:30 circa. Rientra mio zio.
Va nella sua stanza, e come da prassi, inizia a smoccolare: a volte è sicuro che gli abbiamo tolto delle grucce appendiabiti, altre volte che gli rubiamo le mutande, una volta addirittura ci ha accusato del furto di un rubinetto dell'acquaio...
Normale prassi, insomma.
Essendo una giornatina un po' nervosetta, non ho voglia di sentire quelli che credo i soliti deliri:
"Come sarebbe a dire che ti abbiamo frugato nel cassetto? Sarà stata la tua amica... è con lei che hai uno scambio di modulistica, certificati, fatture, scontrini, documenti vari... che cazzo ce ne frega, a noi, dei tuoi cassetti?"
"Non prendermi per scemo, sai... io ne ho le palle piene di voi, io chiamo la polizia"

[ommamma, anche lui? è una mania...]

"Chiamala pure; ci stai accusando di qualcosa che non abbiamo fatto".
Nel frattempo, il matto delle 14:00 sente il casino, e dal piano di sotto ne approfitta per ricominciare la sinfonia interrotta 4 ore prima: due rincoglioniti che berciano al terreno e al primo piano.
Una sinfonia di ugole.

"Non è possibile... guarda che macello: tutto all'aria, penne, quaderni, documenti, occhiali, le batterie dell'apparecchio, gli scontr...
...
...MANCANO I SOLDIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!"

[/me riceve illuminazione]

"... Allora, guarda: te lo spiego io, cosa è successo"

[/me racconta]

Dopo la spiegazione, mio zio si placa: ha capito che non facciamo spionaggio internazionale nel cassetto di un pensionato. E' un risultato non male.
Un po' meno bene va il fatto che gli hanno portato via 350 euro dal cassetto.

"Scusa, eh mamma: non avevi detto che non le avevi fatte muovere dalla cucina?"
"No, io ho detto che non le ho viste andare più in là del corridoio".

[mi viene da piangere]

...Io ero in casa.
A vedere due tizie così losche e armate di un pretesto tanto banale, le avrei tenute in casa, per un orecchio, fino all'arrivo della polizia. E se provavano a divincolarsi, ci sarebbe voluta la spatola per scrostarle dal muro.
Macché: io sono il bimbo®, cosa credete?
Gli adulti non hanno bisogno dei bimbi: loro se la cavano egregiamente da soli. Sono incazzato nero, ma mica per i soldi (che poi non erano neanche miei): per la figura da coglioni. Due stronze che se la ridono alle spalle di una che non ci vede. E che mi lascia all'oscuro di tutto: è il colmo.
Bastava dire "Ale, dai una mano a queste signore, senti cosa vogliono". Macché.
E come cazzo mi sfogo? Bisogna allertare più gente possibile: chiamo un paio di vecchiette che abitano nei dintorni; mando un'email a 30 persone tutte livornesi, cerco di avvisare tutti quelli che mi vengono in mente. Chiamo la polizia e mi dicono di passare in settimana per una segnalazione.
Ma il senso di frustrazione, non se ne va.
Dopo un po' mia madre corona il tutto con la ciliegina sulla torta:
"Incredibile, l'avevano già fatto allo zio Aldo qualche anno fa, poco prima che morisse."

[quello che stai sentendo non è vero, è un'allucinazione, non ti sta dicendo che, oltre ai moniti di striscia, conosceva già un precedente occorso a suo fratello, non lo stai sentendo, non lo può aver detto, rilassati, respira e fai finta di nulla]

Non mi sento frustrato; mi sento disperato.
Verso le 10 di sera chiamo mia cugina.
"A lei mamma dà retta", penso, "bisogna che lei la consigli, sul non fidarsi e non aprire agli estranei, qualora le ricapitasse e io non fossi presente."

Il suo responso è:

_mia madre non è stata imprudente, il fatto che non facessero capire cosa volevano, né perché erano lì, è ininfluente, uno si fida, e se si fida, si fida: perché avrebbe dovuto avvisarti?

_il fatto che un anziano non debba aprire a ospiti non desiderati è discutibile, se uno si fida, si fida: perché non farli entrare?

_se anche ti avesse chiamato, io so per certo che tu avresti risposto "non mi rompere i coglioni, e lasciami dormire. Che mi frega degli estranei in casa mia?"

E questo è il grado di considerazione di cui posso fregiarmi, nella mia famiglia.
Alè.
Stanotte ho dormito dall'una alle quattro.
Mi ha svegliato un incubo nel quale cercavo di dividere Olga da una delle sue consuete litigate con un gatto randagio, sotto una macchina.
Provavo ad allontanare il gattaccio infilando un piede fra le ruote, ma da sotto l'auto usciva un rottweiller nero, incazzoso, che mi si avvicinava ringhiando piano, ma in modo continuo e perentorio. E io indietreggiavo, avevo strizza.
Se lo sceneggiatore di Azzu è scarsino, il mio è quello di Bombolo.
Voglio morire, ma non subito: un mese fa.

blaterato da ilsalta alle ore 08:02 | link | commenti (6)
categorie:
giovedì, 14 luglio 2005

Due notizie date consecutivamente al TG1 :

- I poveri cani, abbandonati d'estate: abbandonarli è un crimine, cattivoni!

- Grande festa, a Pamplona, per la corsa dei tori. E, aggiunge sorridendo l'inviato, alla fine l'arrivo nell'arena, e fra poco inizia la festa della corrida!

Il mondo sta impazzendo. Non trovate la scusa del caldo, che vi mando in culo.

blaterato da ilsalta alle ore 20:38 | link | commenti
categorie: raccapriccio
mercoledì, 06 luglio 2005

C'era un libro di Alberoni, qualche anno fa, che parlava di personalità "concave" e "convesse". Non me ne ricordo il titolo, però.
Beh, esporre dei concetti con delle similitudini così geometriche, diciamocelo, si avvicina notevolmente all'essere una cazzatona. Però si intuisce cosa significhi, e che forse, un fondo di verità, 'sta cazzatona ce l'ha, no?
Concavo è colui che "accoglie" gli altri, la personalità non necessariamente aggressiva, o di quello che si impone per inclinazione naturale, chi è tutto sommato morbido e accondiscendente. Pure troppo, direbbe Bebo Storti :-)
Già almeno un'altra volta parlai del fatto che mi sentivo agito, in balia degli altri; ecco, a volte è così proprio perché in fin dei conti ho come una paura atavica del prossimo e delle sue reazioni.
Questo non mi permette di non essere determinato nel difendere le mie idee, se le ritengo giuste; ma la mia "concavità" in certe situazioni consiste proprio nello spiegare con fermezza la mia posizione, difenderla tenacemente anche, senza per questo dare dell'imbecille al mio interlocutore, se è una persona che stimo, e di cui mi interessa la stima.
Perché dopo essersi dati d'imbecille, qualcosa si incrina; non mi riesce il perdono, non fino in fondo, almeno. Il "facciamo la pace" dei bambini ho smesso da tempo di recitarlo.
Posso cercare di convincerti, se tengo alla tua stima ed amicizia, che stai sbagliando; ma non ti dirò mai "sei stupido" (o qualsiasi altra espressione equivalente) dicendolo sul serio, perché poi la stima si sciupa, e tutto si guasta.
E lo stesso vale per il mio interlocutore: che difenda la sua posizione e la argomenti con caparbietà, diamine: si può andare avanti a lungo a confrontarci, per quanto tempo ci pare. Ma se fa l'errore di concludere "ma cosa cazzo ci parlo a fare, con te", ha perso. Non ha perso una gara, e io non ho vinto nulla; ha perso la mia stima, e tant'è.

blaterato da ilsalta alle ore 04:23 | link | commenti (1)
categorie:
martedì, 05 luglio 2005

Heaven Can Wait ( Il Paradiso può Attendere)

Il Paradiso può attendere, e un gruppo di angeli aggrappati al mio cuore mi condurrà attraverso la notte solitaria, attraverso il freddo del giorno. E io lo so, io lo so, il Paradiso può attendere, e tutti gli dei verranno quaggiù per cantare per me e quella melodia mi farà volare, senza dolore, senza paura. Dammi tutti i tuoi sogni e lascia che io mi incammini per la tua strada. Dammi tutte le tue preghiere da cantare ed io trasformerò la notte nella luce del giorno. Ho assaporato il Paradiso e non lo lascerò scivolare via. Ho assaporato il Paradiso, è tutto quello di cui avevo bisogno per restare. Sto tornando bambino di nuovo, il Paradiso può attendere, tutto quello che ho è tempo fino alla fine del tempo. Non mi guarderò indietro, non mi guarderò indietro e lascerò che tutte le stelle brillino. Sono stato liberato, ma non so per dove e nessuno me lo dirà, e neanche mi importa saperlo, no. Ho assaporato il Paradiso, che è tutto quello di cui ho veramente bisogno per rimanere. Ho assaporato il Paradiso. Se l'avessi avuto prima, non sarei mai scappato via da casa mia.  Il Paradiso può attendere, e tutto quello che ho ora è tempo fino alla fine del tempo. Non mi guarderò indietro e lascerò che tutte le stelle brillino. Il Paradiso può attendere.

(Meat Loaf)

 

blaterato da cinziatull alle ore 14:52 | link | commenti
categorie: testi
domenica, 03 luglio 2005

Vincent

Notte di stelle, intingi il tuo pennello nel blu e nel grigio, guarda fuori in un giorno d'estate con occhi che conoscono l'oscurità della mia anima. Omre sulle colline tratteggiano alberi e giunchiglie, cattura le brezza ed il gelo invernale nei colori sul terreno ricoperto di neve. Ora capisco cosa cercavi di dirmi, e come soffrivi della tua ragione, e come cercavi di liberarli. Ma loro non ascoltavano, non sapevano come ascoltare, ma forse ti ascolteranno ora. Notte di stelle, fiori fiammeggianti di una luce che acceca, nubi che si rincorrono nei loro turbinii nella foschia color viola, si riflettono negli occhi del colore del cielo di Vincent. Colori che cambiano sfumatura, aurore nei campi di grano che matura, facce segnate dal dolore trovano riscatto nella mano amorevole del pittore. Loro non sapevano amarti, eppure il tuo amore era sincero, e quando non c'era più alcuna speranza, in quella notte di stelle, tu ti sei tolto la vita, come spesso fanno gli amanti. Ma avrei potuto dirti "Vincent, questo mondo non è mai stato facilmente capito da una persona bella come te". Notte di stelle, ritratti appesi nelle pareti di sale vuote, teste senza cornice su pareti senza nome, con occhi che scrutano il mondo e non sanno dimenticare, come gli sconosciuti che hai incontrato, uomini persi in abiti stracciati. Una spina d'argento, una rosa di sangue, restano schiacciate e rotte sulla neve immacolata. Ora credo di sapere cosa cercavi di dirmi, e come soffrivi della tua ragione, e come cercavi di liberarli. Ma loro non ascoltavano, non ascoltano ancora, forse non lo faranno mai.

(Don McLean, tratta da "American Pie")

 

blaterato da cinziatull alle ore 03:33 | link | commenti
categorie: testi

Canzone per una Sirena

Galleggiando a lungo in un oceano deserto, ho fatto del mio meglio per sorridere, affinché i tuoi occhi e le tue dita cantanti, mi attirarono verso la tua isola. E tu cantasti,  naviga da me, naviga da me, fatti abbracciare. Sono qui, sono qui, aspettando di possederti.  Ho sognato te mentre sognavi me, eri una lepre quando io ero una volpe. Ora la mia barca colma di pazzia sta attraccando, un cuore in pena aggrappato alle tue rocce, che canta per te "Non toccarmi, non toccarmi, torna domani. Oh il mio cuore, il mio cuore, è spaventato dal dolore". Sono confuso come un bimbo appena nato, sono turbato dalla marea. Debbo davvero fermarmi fra i distruttori? Devo giacere con la morte, mia sposa?  Ascoltami cantare "Nuota da me, nuota da me, lasciati dire: io sono qui, io sono qui, aspettando di poterti abbracciare".

(Song to the Siren, Tim Buckley)

 

blaterato da cinziatull alle ore 03:01 | link | commenti
categorie: testi

E la freddissima notte insonne continua...

Il Partigiano

Quando ci hanno invaso, attraversando la frontiera, mi fu detto di arrendermi: questo non potevo accettarlo. Ho preso il mio fucile e mi sono dato alla macchia. Ho cambiato il mio nome così tante volte, ho perso moglie e figli, ma ho molti amici e qualcuno di loro è ancora con me. Una donna anziana ci ha dato rifugio, ci ha tenuti nascosti in soffitta, poi sono arrivati i soldati: lei è morta, in silenzio. Eravamo in tre stamane, e sono il solo stasera, ma devo andare avanti. Le frontiere sono la mia prigione. Il vento, il vento sta soffiando, attraverso le tombe il vento sta soffiando, la libertà tornerà presto e allora noi usciremo dall'ombra. I tedeschi erano nella mia casa, mi hanno intimato "consegnati!", ma io non ho avuto paura ed ho preso la mia arma. ho cambiato nome almeno cento volte, ho perso moglie e figli, ma ho molti amici. ho con me tutta la Francia. Un uomo anziano, all'ultimo piano, ci ha nascosti solo per questa notte. I tedeschi lo hanno catturato e lui è morto. Il vento, il vento sta soffiando, attraverso le tombe il vento sta soffiando, la libertà tornerà presto. Ed allora noi usciremo dall'ombra.

(The Partisan. Il brano è stato composto da Hanna Marly e Hy Zaret, ispirato alla resistenza francese contro l'invasione nazista nella Seconda Guerra Mondiale. Interpretato da Leonard Cohen, tratto da "Songs from a Room")

 

blaterato da cinziatull alle ore 02:25 | link | commenti
categorie: testi

Mentre la mia Chitarra Lacrima Dolcemente

Ti guardavo intensamente, vedevo l'amore lì che stava dormendo, mentre la mia chitarra lacrimava dolcemente. Guardavo il pavimento e notavo che aveva bisogno di una pulita, mentre la mia chitarra continuava a lacrimare dolcemente. Non lo so perché, nessuno ti ha detto come dischiudere il tuo amore. Non lo so perché, qualcuno ti trattiene. Loro ti comprano e ti vendono. Guardavo il mondo fuori e mi accorgevo che si stava rovesciando, mentre la mia chitarra lacrimava dolcemente. Da ogni errore noi sicuramente impariamo qualcosa, mentre la mia chitarra continua a lacrimare dolcemente. Non so perché tu sei stato deviato, tu sei stato persino condotto sulla cattiva strada. non so perché tu sei stato provocato. Nessuno ti ha chiesto di cambiare. Ti guardavo intensamente, vedevo l'amore lì che stava dormendo, mentre la mia chitarra lacrimava dolcemente.

(While my Guitar Gently Weeps, George Harrison)

 

blaterato da cinziatull alle ore 00:34 | link | commenti
categorie: testi