Pygryzyalung

ci metto il grugno

Utente: ilsalta
per contattarmi
Profilo Facebook di Panurge DePanurgis

Commenti recenti

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder




Contatore

visitato *loading* volte

Generatore di nomi di silvio: aggiornate la pagina!



lunedì, 30 maggio 2005

QUESTO BLOG FA SCHIFO.

No, vabbè: i post di Cinzia mi piacciono.
Sono i miei che fanno onco a' bai.
Aaaaaah, non c'è niente che mi convincerà mai del contrario.
Ho deciso: fa caa'. Lo vuoi te lo regalo?

Comunque penso alla mamma che ha staccato l'orecchio della figlia 8enne con un morso perché le ha visto il diavolo addosso e penso "Va be', dai, magari se lo lucido, ci cambio la maniglia, ci metto un batacchio d'ottone..."

E poi ogni tanto, dormire quelle due orette, ciccio.

E' questione di avere gli stimoli giusti, per fare le cose. Anche col PC, che delle volte è fetente.
Per esempio, oggi:

__________

 Il Salta wrote:

>> qual'è

> Argh.

"Argh" tu?
E io, che per l'onta di averti creato disappunto mi sono fracassato un testicolo fra due foratini?

--
Il Salta & la cavalleria
__________

E questo è stato lo stimolo definitivo per imparare a usare il killfile di OE.
Basta avere gli input giusti, alle volte.


blaterato da ilsalta alle ore 13:31 | link | commenti (4)
categorie:
sabato, 28 maggio 2005

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

(Fabrizio DeAndrè, 1996)
blaterato da ilsalta alle ore 23:53 | link | commenti (1)
categorie: testi

Rubrichina del Sabato

Viste le belle giornate ed avendo i pomeriggi liberi, ho iniziato ad andare in spiaggia, sdraiandomi al sole, portando con me un lettore portatile di mp3 in cui però ho inserito per ora solo pietre miliari del rock. E così mi sono riascoltata:

APHRODITE'S CHILD - 666 (Vertigo 1970). Il gruppo nasce intorno al 1968 a Parigi per opera di tre ragazzi greci, Demis Roussos, Vangelis Papathanassiou e Lucas Sideras. Per un paio di anni furono uno dei complessi da classifica più gettonati d'Europa, titolari di una versione commerciale del rock classicheggiante che imperversava all'epoca (Rain and Tears, End of the World, It's five o'clock, Spring Summer Winter and Fall i più famosi). Dopo lo scioglimento del gruppo apparve il doppio album 666, un'opera misteriosa che di fatto era un lavoro composto da Vangelis. Questo album vaniloquente di sortilegi, malefici, invocazioni, esorcismi, parole magiche, divenne presto una delle pietre miliari del rock esoterico, una sorta di Sgt. Pepper's degli inferi. Nel disco sono presenti gli stili più svariati, dalle jams al blues-rock, alla psidechelia di Four Horsemen, al tribalismo sfrenato di Babylon, dal zappiniano Altamount, al free-jazz di Do it, dalle cacofonie di Wakening Beast. Preghiere da muezzin come Lament, deliri di indemoniato in Infinite, interpretata da Irene Papas. Insomma, ogni sorta di invocazioni macabre. Più che di un'opera rock si tratta di un composto di magia nera, dove i quadri scorrono velocemente come in un carnevale dell'orrore. Voto 5.

CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL - Cosmo's Factory (Fantasy, 1970). I C.C.R. coniarono un linguaggio musicale unico con radici di musica blues e cajun della Louisiana. Quella fusione creò uno stile semplice e orecchiabile che rappresenta la quintessenza della musica americana. Le loro prime incisioni risalgono al 1964 sotto il nome The Blue Velvets, cambiato poi in Golliwoods. Nel 1967 con il nuovo nome Creedence Clearwater Revival iniziarono la loro nuova carriera. Dopo grandi successi rispolverati, quali Suzie Q e I put a spell on you, John Fogerty iniziò a comporre materiale originale. Nel 1970 arrivò l'osannato Cosmo's Factory, dove come inizio c'è Ramble Tamble, piena di cadenze viscerali e trascinanti del blues del Delta e sulle atmosfere dei Rituali della giungla (Run through the jungle), l'incubo più tetro ed ipnotico della loro carriera. Oltre il classico Travelling Band, sono presenti Looking out my back door, ragtime orecchiabile ed effervescente, Up around the bend (ruggente shout a ritmo di boogie) e Who'll stop the rain (gospel accelerato su un jingle-jangle). Voto 5.

NICK DRAKE - Bryter Layter (Island 1970). Nick Drake non ebbe una lunga carriera, che fra l'altro non fu molto prolifica, ma la sua influenza sui singer-songwriter degli anni '90 è stata immensa. La musica rock fra il 1967 ed il 1969 era stata altamente emotiva, emotività che si trasformava in creatività, lasciandosi alle spalle i ritornelli della canzone melodica alla Beatles, cimentandosi in titaniche imprese armoniche. Drake compì il percorso opposto: la sua musica sembra annullare completamente il fattore emotivo. La sua voce possiede un tono neutro, indifferente ed anemico, accompagnata da arrangiamenti spettrali. Il suo minimalismo era l'antitesi non solo dei principi della musica rock, ma anche dell'atteggiamento intellettuale di gran parte dei suoi contemporanei. Drake aveva poco da dire e lo diceva con il minimo di mezzi, fatto è che il bisbiglio quasi afono finiva per convogliare paradossalmente proprio le emozioni più estreme. La voce tenue e smarrita scandagliava gli stati terminali della malinconia, dell'angoscia, della disperazione. Nick Drake brancolava senza meta sul bordo dell'abisso e le sue canzoni erano i pensieri che lo accompagnavano nell'attesa della sua caduta. Purtroppo, egli ebbe pochi fan in vita: dovettero passare molti anni dalla sua morte perché la sua arte venisse rivalutata. Praticamente Drake morì nel 1974 di incomprensione, venne trovato morto il 25 novembre 1974 per eccesso di barbiturici. La sua carriera consta di soli tre albums e Bryter Layter è il secondo. E' presente lungo tutta la durata dell'opera un rhythm and blues magico, con acrobazie psichiche vocali che lo riconducono a Tim Buckley. Brani del tipo Northern Sky e At the chime of the City Clock sono state definite superbe odi, mentre Hazey Jane è vicina al cocktail jazz-soul-folk. Collaborano con Drake Richard Thompson e John Cale. Voto 5.

KING CRIMSON - In the Court of the Crimson King (Island, 1969). I King Crimson piombano sulla scena musicale nel 1969 armati di un nuovo strumento, il mellotron, che consentiva di simulare il sound di una orchestra. Facendo perno su questo ritrovato della tecnica, il gruppo accentuò il neo-classicismo dei Nice, Moody Blues e Procol Harum, assorbendo allo stesso tempo le influenze della psidechelia. Nacque così uno stile favolistico, maestoso, medievale ed esotico, che non aveva precedenti. Il genere inventato dai King Crimson era carico di emozioni sul versante del pathos romantico. Perno del gruppo è Robert Frip, emerso come una delle intelligenze più acute della musica rock. In the Court of the Crimson King rimane uno dei massimi capolavori del progressive-rock di tutti i tempi e quello che meglio di ogni altro rappresenta la corrente romantica. Il brano che dà il titolo all'album è una suite che fonde il folk medievale, la canzone rinascimentale, il jazz-rock e il sinfonismo classico in un volo di fantasia. Il fatto saliente era che per la prima volta si era riusciti a fondere tradizioni così diverse. Il chitarrismo calligrafico di Fripp si accompagna stupendamente alle ventate elettroniche di McDonald, all'accompagnamento leggiadro di Lake ed al passo marziale di Giles. I talk to the wind rappresenta una introduzione al mondo fiabesco, ballata tenue accompagnata da riverberi di oboe e vibrafono. Ma il vero capolavoro sinfonico è Epitaph, che si apre con una maestosa marea di mellotron per ridursi subito ad un bisbiglio marziale e malinconico. Il capolavoro nel capolavoro è rappresentato da Moonchild, una lunga suite che è anche il brano meno lineare. 21st century schizoid man aggredisce con uno slogan distorto, per lanciarsi poi in una jam furibonda, in cui il delirio di chitarra insegue fiondate veloci di sax. Voto 5.

 

blaterato da cinziatull alle ore 21:22 | link | commenti (3)
categorie: recensioni

Aquì se queda la clara
la entrañable transparencia
de tu querida presencia
o serpente Kundalini.

... e Olga m'aveva preso pure le pulci, dé.
Il frontline era scaduto: ho comprato una pomatina puzzona monodose, speriamo bene.
Mah.



blaterato da ilsalta alle ore 20:43 | link | commenti
categorie:
venerdì, 27 maggio 2005

Tràmmite un richiamo spirituale ho intagàto un po', giustamente con gli ashtri superiori, al di là del mondo, dove vengo a sapere che in una trasmissione su Italia Uno, ovviamente, che va in onda tutte le, tutti i sabati alle ore venti, che sarebbe a dire Mai Dire TV, si stanno un po' approfittando di parlare un tantino in un po' pesante ovviamente del Mago Gabriel. Io, in questa sera piena di shtelle suplìme, voglio complessivamente far tacere l'antamento di parlar male a questi piccoli, piccoli personaggi, che per me sono piccolissimi personaggi: i Giappas Bèns. Se n'hanno un tantino un po' approfittato un po', però vi garentisco che da stasera in avanti con quest'inflùso e questo flùito, ovviamente non... non troppo superiore, perché tanto, come ho potuto vedere, sono un tantino un po' piccoli come personaggi; quindi le volevo un po' completamente farle tacere di potere parlare tutt'altro che male dei maghi. Mi sembra che questa parola mago dà un po' fastidio un po' a tutti e specialmente a, a loro due; e credete, che Italia Uno non va soltanto in onta a Milano, ma bensì si vede in tutta Europa. E allora io a questi piccoli, ma piccoli uomini, gli Agiàpas Bèns ... è il momento che la finiscono ... che fanno qualcos'altro ... è questo ch'io voglio ... questo ch'io voglio, questo! Io voglio questo! Che questa piccola maledizione a questi piccoli uòmeni, Egiàppas Bèns...

Il Mago Gabriel

blaterato da ilsalta alle ore 14:27 | link | commenti (2)
categorie:
martedì, 24 maggio 2005

Le persone che conosco si stanno riproducendo a ritmo serrato. Per natale è previsto l'arrivo d'un altro cucciolo d'uomme.

blaterato da ilsalta alle ore 10:22 | link | commenti (12)
categorie:
domenica, 22 maggio 2005

COME FACEVA IR PRIMO 'MBUTO?

Pochi minuti fa c'era quella povera donna di Barbara D'Urso (che presenta "La Fattoria" su Canale 5), che ha lanciato un blocco pubblicitario.
Cambia inquadratura, ma non si passa alla pubblicità. Torna la telecamera che la inquadrava, e la sorprende nell'atto di annuire in direzione di un autore, o forse un tecnico di studio. Lei se ne accorge, e tenta goffamente di far passare il suo gesto come un sicuro rinforzo delle ultime parole dette: labbra serrate e ripiegate in dentro, occhi sbarrati che sembrano dirti "è proprio così; sarò ganza?".
Era identica a Vulvia quando chiudeva gli spot di Rieducational Channel. Identica, ve lo giuro.

blaterato da ilsalta alle ore 22:58 | link | commenti
categorie:
sabato, 21 maggio 2005

Rubrichina del Sabato

PACO DE LUCIA - Castro Marin (Phillips, 1981). Primo lavoro per Francisco Sanchez Gomez (questo il vero nome), figlio del chitarrista di flamenco Antonio Sanchez. Castro Marin non eguaglia la bellezza di Siroco, ma resta pur sempre un documento importante per la storia del flamenco. Voto 3.

JOHN McLAUGHLIN - Electric Dreams (Epic, 1978). John McLaughlin rappresenta uno dei chitarristi più innovativi della fusion. Iniziò la sua carriera con la Mahavisnu Orchestra, proseguendo con una fortunata carriera solistica e collaborazioni con altri virtuosi della chitarra, quali Paco de Lucia e Al di Meola. Iniziò a suonare la chitarra all'età di 11 anni, ispirandosi ai grandi del blues. Questo suo Electric Dreams è uno dei suoi albums migliori. Voto 5.

AL DI MEOLA - The Best of the Manhattan Years (Manhattan-Capitol, 1992). Raccolta tratta dai tre albums incisi per l'etichetta Americana Manhattan (Soaring through a dream, Cielo e Terra, Tirami su). Al di Meola, statunitense, prese parte nel 1974 al progetto Return To Forever di Chick Corea, con cui rimase fino al 1976, anno in cui iniziò ad incidere per proprio conto. Ha dato alla luce lavori splendidi, quali Elegant Gipsy, Casino, Splendido Hotel. Voto 4.

AL KOOPER & MIKE BLOOMFIELD - The Lost Concert Tales 13/12/1968 (Columbia, 2005). Esce per la prima volta in Cd, mai uscito in Long Playing, questo album che testimonia uno dei più fortunati concerti del duo. Mike Bloomfield, proveniente dalla Paul Butterfield Band, non è un semplice chitarrista, ma un "musicologo". E' stato il maggiore esponente di quella che fu definita la scuola del blues bianco di Chicago. Ha collaborato anche con Bob Dylan in Highway 61 Revisited, storico manifesto del nuovo folk rock elettrico. Al Kooper è il membro fondatore dei Blood, Sweat & Tears, senza dubbio uno dei  migliori gruppi di jazz/rock/blues (You've made me  so very happy, Spinning wheel, Hi-De-Ho, And when i die). Voto 3.

JOHN RENBOURN - Faro Annie (Transatlantic, 1971). Membro fondatore dei Pentangle, uno dei gruppi più significativi del folk-rock inglese, nasce nel 1944 in un sobborgo di Londra. Affascinato da giovanissimo dal blues, fu successivamente influenzato fortemente dal chitarrista Davey Graham (l'autore di Anji, brano ripreso anche da Bert Jansch e Simon & Garfunkel), che per primo mescolò il blues con la musica antica di varia provenienza. Dopo aver frequentato il Kingston College of Art, a cui al tempo erano iscritti anche Eric Clapton, Sandy Denny ed i membri degli Yardbirds, Renbourn nel 1965 iniziò ad incidere, dando alla luce albums di grande livello. Nel 1971, mentre era ancora in attivo coi Pentangle, diede alla luce questo Faro Annie, ultimo suo lavoro per l'etichetta Transatlantic, in cui sono presenti per la gran parte, brani tradizionali arrangiati dallo stesso musicista. E' accompagnato per l'occasione da Pete Dyer (armonica), Dorris Henderson (voce), Terry Cox (batteria), Sue Draheim (fiddle) e Danny Thompson (basso). Voto 4.

BELA FLECK & THE FLECKTONES - Ten from Little Worlds (Columbia, 2003). Senza dubbio una delle proposte più originali ed interessanti della fusion degli ultimi anni. Il banjoista Bela Fleck, partito dal bluegrass e dal country, ha ampliato i suoi orizzonti applicativi del suo strumento, mescolando il campo tradizionale al jazz. Nel 2003 ha dato alla luce un'opera molto ambiziosa, intitolata Little Worlds, in un triplo CD. Nel timore che tre dischi possano sembrare eccessivi, la Columbia ne ha pubblicato una specie di condensato, appunto questo Ten from Little Worlds, in cui sono racchiusi i 10 brani più significativi dell'opera. Oltre ai Flecktones - Victor Wooten al basso, Future Man (eheh) alle percussioni e Jeff Coffin al sax - sono presenti in questo album ospiti illustri,  Branford Marsalis, Bobby McFerrin ed i Chieftains: Voto 5.

blaterato da cinziatull alle ore 14:39 | link | commenti (8)
categorie: recensioni

Alle signore musicofile che bazzicano questo blogghe volevo dire: stanotte, essendo insonne, curiosavo nel sito della brigata Lolli (vedi link), e ho trovato una bella paginata in memoria di Mimì Berté.
Allora, viene fuori che nell'LP "oltre la collina", 5 pezzi sono scritti da Baglioni.  Ci pensavo giusto l'altro ieri, che "I vecchi" di Baglioni, per l'estensione, il fiato e il tipo di escursioni e intervalli tonali (pensate a come canta "grappini", o alla potenza che ci vuole per cantare il verso "guance da spose arrossate di mal di cuore e di nostalgia") sarebbe stata perfetta, in bocca a Mimì.
Chissà se da qualche parte l'ha mai cantata... mah.

blaterato da ilsalta alle ore 08:51 | link | commenti (5)
categorie:

ZAPPING CARTACEO

Sappiate che essere approvati da uomini che ragionano è maggiore onore che dominare sulla gente che non pensa.    
                                                               Voltaire

Il linguaggio di Aristofane risente del miserabile ciarlatano ch'egli è: i suoi frizzi sono tra i più triviali e disgustosi; egli non fa ridere nemmeno il volgo e riesce insopportabile alla gente stimata e giudiziosa; non si può sopportare la sua arroganza, e le persone dabbene detestano la sua mala lingua.
                                                   Plutarco


L'onestà, ovvero un concetto pittoresco e fuori moda

Capisco che molta gente possa interpretare questo mio sfogo contro i sindacati come qualcosa di Non Americano. Voglio ricordare a queste persone che non tutta l'America è sindacalizzata e che anzi la grande maggiornza degli americani NON lo è e ne è ben contenta. Alcuni temono che, senza i sindacati, la situazione del lavoro potrebbe tornare come agli inizi, con il lavoro infantile e lo sfruttamento delle maestranze: SONO PIENAMENTE D'ACCORDO. I grandi datori di lavoro tendono a comportarsi assolutamente senza scrupoli se non vengono tenuti d'occhio. Ma allora, qual'e la morale di questa storia? Vorrei vedere più onestà nell'ambiente da entrambe le parti del tavolo. L'onestà negli affari americani sembra oggi essere al punto più basso della storia e vari sono i motivi che provocano questo stato di cose. Quando i leader politici non dimostrano onestà e i media continuano a mentire imperterriti,  tutti si abituano alla GRANDE BUGIA come sistema di vita. A quel punto, l'onestà diventa un concetto pittoresco e sorpassato: nessuno vuole essere più onesto perché, se lo sei, rischi di restare ultimo.
Direi anche che oggigiorno LA DISONESTA' E' LA REGOLA e l'onestà l'eccezione. Statisticamente è possibile che ci sia più gente onesta che disonesta ma i pochi che controllano davvero le cose NON SONO ONESTI ed è questo a squilibrare le cose. non credo che il nostro presidente sia onesto e non credo neanche che sia circondato da gente onesta: la maggioranza del Congresso e del Senato non è composta da gente onesta. Gliela abbiamo fatta passare liscia perché siamo POSSEDUTI E MANOVRATI da un mucchio di gentaglia.
 Frank Zappa, 1988
                                                                                                            
blaterato da ilsalta alle ore 08:05 | link | commenti (2)
categorie: