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lunedì, 28 febbraio 2005

 Stamani mi sono accorto che esiste una bella parola inglese: spinoff.
La ricaduta tecnologica di applicazioni nate dalla ricerca aerospaziale. Lo vedi ad essere ignoranti? Quando hai amici ludditi-complottisti che gridano allo scandalo per le esorbitanti cifre sprecate nella corsa allo spazio, potresti dirgli "ma te lo sai cos'è lo spinoff?" E ci faresti la tua porca figura a snocciolare che il settore che più ha goduto dello spinoff è la medicina.
Inutile l'astronautica? Inutile è spiegarlo a certi beceri che credono che non siamo mai andati sulla luna, ecco la verità.
E che gli spinoff al massimo se li fumano.
Anche cosmic debris fa abbastanza fighetto, ora che ci penZo.
blaterato da ilsalta alle ore 12:49 | link | commenti (2)
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 Novembre al Parco Reale

Quella strada, mi sembra, porta
a Treviglio,quell'altra al lago di Como.
Guarda, vicino a quella panchina storta
c'è uno che lava la moto, e un altro uomo

più lontano, legge il giornale.
Verso l'autodromo qualcosa brucia; o sarà bruma.
Qui a Monza da tanti anni non ci venivo, ma è uguale
a tanti anni fa. Mica stoppie, è che fuma

la nebbia e sono appena passate le tre.
A destra vedrai le vecchie scuderie.
Non c'è da sbagliare. Trovi due vie:
una è per Sesto, la tua è davanti a te.

(Franco Fortini, 1956)
blaterato da ilsalta alle ore 09:40 | link | commenti (1)
categorie: poesie

 per oggi lo lasciamo così, ocra, poi si vede.
blaterato da ilsalta alle ore 09:26 | link | commenti
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 E' brutto questo marroncino - cacchetta?
blaterato da ilsalta alle ore 09:18 | link | commenti
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 Bene, ho aggiunto un link al blog di multiproprietà. Son soddisfazioni.
blaterato da ilsalta alle ore 08:46 | link | commenti
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 Stamattina sono incazzato e ho deciso di prendermela coi fanatici (o con Gesù, ora non ricordo. Aim low, shoot high)

Incontriamo Gesù


Un giorno un nero di nome Welton Featherstone entrò in negozio alla ricerca di qualche 45 giri. Parlando mi chiese se ero mai stato in chiesa e io gli dissi che avevo avuto un'educazione cattolica. «Voglio dire, sei mai stato in una vera chiesa?», continuò.
Parlò di un posto, la Chiesa Del Mondo, che guarda caso era proprio a due passi da casa mia. O.L. e Velma Jaggers, marito e moglie evangelici, la dirigevano. Fu insistente: «Pensa, stasera è sera di Battesimo: devi vedere di persona com'è». Una volta avevo visto O.L. Jaggers alla televisione locale, dove teneva un breve programma religioso. Quella volta faceva diagrammi su una lavagna, anche per rispondere a una lettera di uno spettatore che lui definiva seriamente in crisi. Chiedeva infatti una spiegazione teologica degli UFO di cui il reverendo dette la seguente interpretazione: «I dischi volanti non sono altro che cherubini e serafini: è l'alta velocità a cui viaggiano che porta a fiammeggiare i loro corpi quando entrano in contatto con l'atmosfera».
Andai dunque alla Chiesa Del Mondo: si trattava di una grande baracca di lamiera ondulata come in certe caserme, che stava tra la Temple e la Alvarado. Invece dell'altare c'era un palco con fiori e ninnoli in oro fìnto; in bella mostra tra un bianchissimo piano e un bianchissimo organo. Sul palco stava un Gesù di cartone ritagliato in posa da Superman pronto al decollo, proiettato in avanti verso il pubblico. Era illuminato da due parti con piccoli grappoli di luci rosse e blu, come quelli che ci sono nei vialetti delle case dette Kon-Tiki. La congregazione era misera: neri, filippini, giapponesi e messicani dovettero fare tre offerte nell'ora che restai lì dentro. Il fonte battesimale, una specie di acquario che arrivava all'altezza della vita, stava dietro il palco, piena di acqua verde. I battezzandi portavano vesti bianche e Jaggers infilò due delle vittime nella vasca, tenendogli la testa sott'acqua per il coppino: uno non riuscì a trattenere il respiro e riemerse ansimando. Fu disgustoso.
Andandomene lo sentii annunciare (da un microfono senz'asta Neuman U-87) durante la terza questua che «Gesù ha appena detto che nelle vostre tasche ci sono altri mille dollari». Qualcuno, alzandosi dalle sedie, si incamminò per il corridoio come uno zombie e tirò fuori i soldi. Come ricompensa, Jaggers promise: «Farò scendere subito su di voi il fuoco dello Spirito Santo!». I fedeli puntarono verso l'alto le dita e le agitarono, mentre il predicatore urlava: «Fuoco! Fuoco! Fuoco!» (in mezzo a una sala piena). Risuonò una ovazione come se veramente lo Spirito incombesse. Dall'organo venne una musica tetra tetra mentre le luci rosse e blu lampeggiavano sul Gesù di cartone.

[Frank Zappa con Peter Occhiogrosso, L'Autobiografia, pp. 48 - 49]

blaterato da ilsalta alle ore 08:29 | link | commenti
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 Io non so dire le bugie. Il 75% delle visite che questo blog ha ricevuto sono mie.
Me lo guardo e riguardo, come un criceto, bellino, come mi piace giustificare il testo (la mia vita è piena di giustificazioni).
Ma al GRANDE PUBBLICO DI INTERNET® non gli piace mica. Non arriverò mai ai ventiquattromila contatti di azzu, via, diciamocelo.
Lo sapevo che mi ci facevo male all'anima, handle with care. Macché. Mi vorrei ubriacare ma sono le otto, non sta bene.
Buongiorno a tutti, comunque.
blaterato da ilsalta alle ore 08:02 | link | commenti (8)
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 Danilo non conosce Stevie Ray Vaughan, e fa malissimo.
Aveva un feeling spaventoso, quel ragazzo lì. E un sustain infinito. Io non lo so come sia possibile, già con le 0.10 la mia manina pigra fatica a fare i bending... ma lui usava le 0.14

Storielle varie:
1) Era stato costretto a mettere DUE truss-rod nel manico della vecchia strato del '59, la "first wife", per via della tensione delle cordone grossegrosse
2) Per accumulare ciccia sui calli dei polpastrelli della mano sinistra, li INCOLLAVA con colla cianoacrilica all'avambraccio destro, strappandone poi via pezzetti di carne.
3) Durante un concerto si ferì a un polpastrello, e sanguinante andò nell'ufficio del padrone del locale, si fece dare della colla e se lo riattaccò per poter continuare l'esibizione.

Per dire.


blaterato da ilsalta alle ore 07:41 | link | commenti
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"Volevamo cambiare il mondo, ma abbiamo perso lo scontrino"
Corrado Guzzanti
blaterato da ilsalta alle ore 07:29 | link | commenti
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 NON sono mai riuscito a farmi diventare simpatica Carrie White e ho sempre diffidato dei motivi per cui Sue Snell abbia mandato il suo ragazzo al ballo con lei, ma è un fatto che avevo centrato qualcosa. Un'intera carriera, per esempio. Tabby era stata capace di intuirlo e quando ebbi messo in pila cinquanta pagine a spaziatura singola, l'avevo intuito anch'io. Di certo non pensavo che l'avrebbero potuto dimenticare i personaggi che andarono al ballo di Carrie White. I pochi sopravvissuti.
Prima di Carrie avevo scritto altri tre romanzi: Ossessione, La lunga marcia e L'uomo in fuga, pubblicati successivamente. Il più inquietante è Ossessione. La lunga marcia è forse il migliore dei tre. Ma nessuno di essi mi insegnò le cose che imparai da Carrie White. La più importante è che l'impressione che uno scrittore ha di un personaggio può essere fallace come quella del lettore. Subito dopo c'è la scoperta che fermare un lavoro solo perché è difficile, sul piano emotivo o su quello creativo, è una cattiva idea. Talvolta bisogna andare avanti anche se non te la senti e talvolta stai facendo un buon lavoro anche quando hai la sensazione di faticare come un cretino solo per spalare merda da seduto.
Tabby mi aiutò, cominciando con l'informarmi che normalmente i distributori di assorbenti a scuola non richiedevano l'introduzione di monetine: all'amministrazione non piaceva l'idea di ragazze che giravano con la sottana macchiata di sangue solo perché erano andate a scuola senza spiccioli. E io aiutai me stesso, scavando nei miei ricordi del liceo (il mio lavoro di insegnante di inglese non mi soccorreva; avevo ormai ventisei anni e sedevo dalla parte sbagliata della cattedra), recuperando tutto quello che sapevo delle due compagne più isolate e prese di mira: che aspetto avevano, come si comportavano, come erano trattate. Raramente nella mia carriera ho esplorato un territorio più sgradevole.
Chiamerò una di queste ragazze Sondra. Viveva con sua madre in una roulotte non lontano da casa mia, con un cane che si chiamava Cheddar Cheese. La voce di Sondra era un borbottio irregolare, come se avesse sempre la gola densa di catarro. Non era grassa, ma l'aspetto generale era molliccio e pallido, come il lato inferiore di certi funghi. I capelli le pendevano sulle guance brufolose in ricciolini compatti all'Orfanella Annie. Non aveva amici (tolto Cheddar Cheese, suppongo). Un giorno sua madre mi offrì una mancia perché andassi a spostare dei mobili. A dominare il soggiorno della loro casa mobile c'era un crocifìsso a grandezza quasi naturale, occhi all'insù, bocca all'ingiù, sangue che gli gocciolava dalla corona di spine. Era coperto solo da uno straccio intorno alle anche e, sopra quella specie di perizoma, mostrava il ventre incavato e le costole sporgenti di un detenuto in un campo di concentramento. Riflettei sul fatto che Sondra era cresciuta sotto lo sguardo agonizzante di quel Dio in fin di vita e che senza dubbio quella situazione aveva avuto un'influenza nel renderla come io la conoscevo: un'emarginata bruttina e timida, che si aggirava a piccoli passi per la Lisbon High come un topolino impaurito.
«Quello è Gesù Cristo, mio Signore e Salvatore», dichiarò la madre di Sondra seguendo la direzione del mio sguardo. «E tu, Steve, sei stato salvato?»
Mi affrettai ad assicurarle che ero stato salvato come più non si poteva, sebbene dubitassi che si potesse essere abbastanza buoni da meritare un intervento salvifico di quella versione di Gesù. Il dolore lo aveva fatto impazzire. Glielo leggevi in faccia. Se quel Gesù fosse tornato, non sarebbe stato probabilmente in vena di salvataggi.

[Stephen King, "On Writing - autobiografia di un mestiere", pp. 70 - 72]
blaterato da ilsalta alle ore 07:22 | link | commenti
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